Blog parallelo

sabato 3 settembre 2022

Campagna elettorale o fumo negli occhi?

Vignetta trovata sul web
L'attuale campagna elettorale è fumo negli occhi. Fino all'altro giorno stavano tutti insieme appassionatamente a non governare, ad avallare decisioni altrui. Adesso sparano slogan, fanno promesse che non possono mantenere, improvvisano coalizioni improbabili. E il sistema resta in piedi per via di una macchina mediatica diabolica che entra nelle case e propina anno dopo anno le stesse facce, le stesse stronzate. Che se esce un film al cinema e mi propinano il trailer per un mese di fila mi passa la voglia di vederlo. Allora vien da chiedersi "Ma qual è l'alternativa? Esiste, per caso?" Bella domanda. Esistono altri partiti, minuscoli, meno organizzati, che magari rosicchiano l'1% o il 2%. Esistono i movimenti più o meno spontanei nelle piazze, che vengono avvelenati dalla sete di potere, oppure fagocitati dai pesci più grandi. Alle belle domande è arduo trovare una risposta soddisfacente.

Anzi, sarebbe da presuntuosi avere la risposta, spacciandola per risolutiva. Un tempo c'era una soluzione molto pratica: la rivoluzione, il popolo coi forconi che sovvertiva l'ordine costituito. Insomma, altro che elezioni, le crisi finivano nel sangue, nelle guerre civili, e i detentori del potere si accollavano il rischio di finire sul patibolo se tiravano troppo la corda. Col progredire della civiltà, col diritto di voto, tale usanza è finita sui libri di Storia. Per fortuna, sottointeso, io mica stavo alludendo a chissà che cosa(1).

Domanda più che lecita: il governo adesso c'è ancora, c'è il Parlamento e c'è il Senato, perché diavolo non risolvono i problemi? Perché i problemi sono funzionali alla campagna elettorale, fanno loro comodo per tenere i cittadini sulle spine. Ogni partito vi garantisce di risolverli nel migliore dei modi, nel tempo, così l'elettore è costretto a dar loro una fiducia continuativa. Si viene a creare una sorta di fidelizzazione del cliente, che suona più come un ricatto che altro. Non è che ci sia tutta questa maliza nel politico, questa è una prassi consolidata, è la stessa adottata dal top-manager-super-direttore, che vive nella sua dimensione col suo stuolo di servitori e mica risolve i problemi con tempestività, ma confabula coi suoi partner di tutt'altro.

Alla fine di tutta questa disamina, direte voi, tira fuori il nome, oppure la lista da votare. Eh no, così finirei nella mediocrità, nei comizi bislacchi dei mercanti ambulanti che infine vi propinano un qualcosa di miracoloso. Io la risposta non ce l'ho, posso soltanto cocludere con una belissima canzone di Gino Paoli. Ci sta.
 

1 So che se alludo a rivoluzioni, lampeggia una lucina in qualche centrale operativa digos.

domenica 21 agosto 2022

Comprarsi un Lumia vecchio di nove anni

Il mio fido Zenfone color viola-prugna-matura sentiva il peso degli anni, ossia ricezione a fasi alterne e pulviscolo insinuatosi all'interno della fotocamera, così, dopo la bellezza di quasi sei anni (perchè mi son riparato il display due volte, sennò...) è arrivato il cambio. Un bel Nokia Lumia 1020. 


Le app mi saturavano tutta la memoria del vecchio Zenfone, mi prosciugavano la batteria... insomma, dovevo risolvere il problema. Già. Così mi sono comprato questo Nokia, nuovo di zecca ma vecchio di nove anni. Ancora più vecchio del mio vecchio telefono, così vecchio che non ci sono più app disponibili, niente app store, niente giochini, niente chat, niente meteo, niente di niente! Fa una fatica boia ad aprire una pagina web, non riesce ad aprire i video di Youtube, non so neanche se ha la torcia, l'assistente vocale si scusa che non riesce a trovarmela. E' un cameraphone che telefona ed sms e fa belle foto. Ha la memoria così vuota che è una scheggia. P-E-R-F-E-T-T-O.

Facevo passare i mesi, poi gli anni, aspettando qualche nuovo Zenfone per non tradire il marchio, ma ormai Asus punta a dispositivi troppo cari per le mie tasche. Superata la tentazione dei tastierini fisici dei Blackberry e degli Unihertz Titan  cinesi, ero lì che mi studiavo gli LG, i Sony ed i Motorola. Un'occhiata di sfuggita ai Nokia, ormai pallido ricordo della gloria passata, e mi cascano gli occhi su questo Lumia 1020. L'ho trovato a praticamente poco più di un decimo dal suo prezzo originario di listino, impossibile resistere all'acquisto. Questo è un cameraphone entrato nella leggenda.

Comodissima la predisposizione a scattare foto del telefono (soprattutto per il sottoscritto con le mani sporche di terra). Si impugna infatti come una fotocamera ultracompatta e basta premere il pulsante di scatto per attivare la fotocamera, mettere a fuoco e scattare. Senza tante gesture sul touchscreen.

Ha un bel peso specifico e gli angoli smussati, ahimè, è il classico Nokia che vuol proprio uscire di tasca e buttarsi per sfondare il pavimento. Alla seconda caduta sono corso ai ripari e ho messo insieme una custodia di fortuna da fissare alla cintura, mettendo insieme un porta-zippo con la fodera in simil pelle di un hard disk esterno. Perché, insomma, ci tengo alle piastrelle. Ho fatto in modo che l'alloggiamento dello zippo funga da protezione aggiuntiva per il modulo della fotocamera, volendo può contenere una pezza per spolverare l'obiettivo...



Oltre alle belle foto che fa? Dicono che il Lumia 1020 vada benone come lettore mp3 e devo dire che è un consiglio molto valido (belle le cuffiette incluse). Idem probabilmente per i video, ma non so in questo caso quanto duri la batteria. Office365 non si connette ma sembra funzionare a dovere, il calendario c'è, l'assistente vocale fa quel che può. Niente editing delle foto, ahimé, e scordatevi di trasferirle via cloud. Mi dispiace per la torcia, una delle poche cose che tornano utili spesso, come la sveglia, che c'è ovviamente. L'unico browser disponibile, ossia internet explorer, sente il peso degli anni e non apre tutte le pagine: google drive si inchioda - e sarebbe stato comodo - , facebook si apre a metà, google maps funzionicchia ma non rileva la posizione - e sarebbe stato comodo (2) - ...

martedì 14 giugno 2022

A caccia nell'oscura valle dell'ombra

L'intenzione originaria era regalare un ritratto a mio padre, ma, vuoi le foto d'epoca che non offrivano riferimenti abbastanza adatti, vuoi il decorso del suo male che nell'ultima fase ha subito una brusca accelerazione, con ritardo posso solo dedicargli un disegno postumo:

Non ti ci vedo in un coro angelico o in una sala a tracannare idromele. T'immagino forgiare armi ed armatura per discendere nell'oscura valle dell'ombra. A caccia di mostri.

In pratica ho estrapolato il volto (l'unica cosa che mi convinceva) dal ritratto incompleto per collocare mio padre in un setting fantasy o, meglio, epico, visto il Cerbero e l'Arpia. Lo scorcio d'Ade è raffigurato come una forra e si può dedurre che lo stretto passaggio fosse presidiato dalla creatura stecchita [ PS: Giuro che il disegno l'ho impostato ben prima di aver visto le serie di The Witcher, che altrimenti sarebbero state una palese fonte di ispirazione. ]

Considerando le fattezze di cervo dell'elmo ed il Cerbero irto di zanne e di artigli, questo disegno potrebbe essere l'erede di quest'altro. A confrontarli noto che quella attuale è una fase artistica un po' grigia, dovrei calcare un po' di più la mano per arrivare al nero di una volta. Un po' è questione di software, la matita coprente di Corel Painter era tutt'altra cosa rispetto al pennello di Gimp.

La gif aniamta del disegno in corso. All'inizio mi ero preposto di realizzare un altro disegno raccontato e usare come colonna sonora la ballata irlandese Minstrel Boy, ma per il momento questo è quanto.

lunedì 25 aprile 2022

Batterie che si gonfiano, la videocamera è da riparare e per una volta ci riesco

Pochi lo sanno, ma le batterie agli ioni di litio (di smartphone, foto-videocamere e quant'altro) hanno la brutta propensione a gonfiarsi col passare degli anni, fino al punto critico di sprigionare una fiammata. Quindi i cari vecchi dispositivi contenenti vecchie batterie sarebbe meglio non dimenticarseli in prossimità di materiale infiammabile, chessò, in una scatola piena di scartoffie. Tutte le batterie per il momento le ho estratte dai dispositivi e cacciate in un barattolo di latta, ma non penso sia sicuro al 100% (1). Meglio gettarle nell'apposito raccoglitore (ora capisco perchè li vedo così sodi, devono essere a prova di botto).

Al di là del rischio di focolaio d'incendio domestico, un altro effetto collaterale del gonfiore della batteria è la deformazione del vano batteria. Sfortuna vuole, nel mio caso, che adiacente alla batteria gonfia della mia vecchia videocamera Samsung HMX-Q10 vi sia l'alloggiamento della scheda di memoria SD. E qui succede il disastro. Poiché era proprio incastrata la batteria, non ne voleva sapere di uscire, ecco che mi viene una disastrosa idea brillante: estrarre la scheda SD per concedere un po' di respiro alla batteria e rendere quindi più agevole l'operazione (2)

Due risultati: 

  1. la preziosa scheda SD, afferrata con una pinzetta per i peli, si spacca, incastrata a sua volta dalla pressione della batteria gonfia
  2. non solo la scheda SD, si rovina anche il connettore interno della videocamera!

Di colpo mi sono ritrovato con una videocamera inutilizzabile, perché non soltanto priva di una batteria funzionante, ma anche impossibilitata a registrare alcunché senza la scheda di memoria. La foto sopra però l'ho scattata poi con la medesima videocamera, ergo, non avendo ancora una macchina del tempo a disposizione, devo averla aggiustata, no? Ebbene sì, l'ho aggiustata, per una volta che la riparazione è andata a buon fine, è giusto e sacrosanto concedersi un po' di vanità.

Lo smontaggio di rito, di solito fine a se stesso, ma non stavolta. In alto a destra si può notare la scheda SD spaccata accanto a un'altra, sacrificatasi inutilmente per salvare la prima...

I contatti del connettore sulla scheda della videocamera rimessi in piega (3) con delicati movimenti del cacciavite. Prima erano tutti arruffati, uno era proprio strappato e, non trovandolo più, l'ho sostituito con un pezzo di filo di rame, incastrato alla bell'e meglio, in modo da fare contatto con il connettore della videocamera.

Due giri di scotch alla scheda di memoria SD, riassemblo la videocamera e non resta che provare a fare una ripresa. Niente da fare, la videocamera non rileva la scheda. Realizzo che, venendo a mancare la batteria (la videocamera è alimentata dal cavo usb del computer), viene e a mancare la pressione che tiene ben in contatto i contatti della scheda SD con quelli del connettore della videocamera. Perdonate la ripetizione. Allora infilo nel vano un tappo e... scheda SD rilevata (quindi la riparazione col rame è riuscita), ma... scheda SD protetta, impossibile registrare. Perché la levetta bianca minuscola del blocco scrittura della scheda SD nel frattempo è M(issing)I(n)A(ction), è andata smarrita. D'altronde, bianca sul pavimento bianco...

Mi sono sempre chiesto come funziona questa benedetta levetta. Ebbene, guardate la foto, in corrispondenza di questo minuscolo elemento scorrevole, nell'alloggiamento della scheda SD, c'è una levetta che scatta col blocco attivo e che torna al suo posto senza il blocco. Quindi basta rimuovere lo scotch per lasciare una tacca vuota.

Con questo accorgimento rimetto insieme la videocamera, infilo la scheda SD nel connettore, solito tappo per fare spessore nel vano della batteria e miracolo, la videocamera registra. Operazione riuscita. Felice come una pasqua. Salvata sia la videocamera che la scheda SD col suo prezioso contenuto.

Direte voi, tutta questa pappardella per una vecchia videocamera che tanto non userai più nell'era degli smartphone. Eh no, ha il pregio di fare foto macro nitide e soprattutto non di dimensioni esagerate, perfette per la pubblicazione sul blog e per non stressare un umile computer durante il fotoritocco. D'accordo, non ho più la batteria, ma alla finestra ci arrivo per riprendere il tramonto, male che vada uso una prolunga. Sarebbe stato carino usarla come webcam, ma, da quanto leggo in giro, proprio non si può.

1 Non vorrei che per l'effetto simpatia una batteria che sfiamma non porti alla sfiammata generalizzata di tutte le altre.

2 Col senno di poi sarebbe stato meglio sacrificare la batteria, ormai da buttare, per tenere integra la scheda SD. 

3 Abbanstanza in piega...

mercoledì 2 marzo 2022

Anonymous: we are Legion, il significato

Siamo Anonymous. Siamo una legione, aspettaci.

Cosa mi tocca leggere! Siamo Legione, non siamo una legione! Un errore grossolano di traduzione, che dal web è rimbalzato sulle maggiori emittenti televisive. Possibile che le redazioni non abbiano colto la famosa citazione biblica? 

Siamo Legione è il tratto saliente di un esorcismo narrato nel Vangelo di Marco:

Then Jesus asked him, 'What is your name?' 'My name is Legion,' he replied, 'for we are many.'

Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti.»

Citazione biblica famosa nel senso che suona molto evocativa ed è conosciuta anche fuori dagli ambiti prettamente ecclesiastici. Insomma, non bisogna essere ferrati in materia per conoscerla.

Fatto sta che la minaccia di Anonymous a Putin doveva concludersi così:

Noi siamo Anonymous. Noi siamo Legione. Aspettaci.

Legione è il nome dell'indemoniato, che poi dentro abbia una moltitudine di demoni, e quindi volendo una legione di demoni, è un altro conto. C'è da chiedersi il perché i giornalisti lascino correre un errore del genere. Non è possibile che la citazione la conosca io e loro no. Capisco che l'audio del video non sia proprio limpidissimo: 

  

Ma il rinomato motto di Anonymous è We are Anonymous. We are Legion. e avrebbe aiutato non poco il traduttore. Legion con la maiuscola, senza articolo. Come al solito, una traduzione approssimativa. C'è dietro anche un gioco di parole: gli attivisti si dichiarano anonimi, ma nel contempo collettivamente si dichiarano Legione. Ora non so, anzi, non penso proprio che quelli di Anonymous siano andati a sfogliarsi la Bibbia, ritengo più probabile che abbiano fatto come me: si sono imbattuti in un aforisma e da lì son risaliti alla fonte. Perché Noi siamo Legione è una frase epica, c'è poco da fare, e nel cosiddetto mondo nerd la si legge spesso.

Ora non sto a divagare sulle ripercussioni degli attacchi hacker sulla Russia, sul conflitto globale che probabilmente è già in atto tra gli hacker delle diverse fazioni (perché Mosca può contare su una bella schiera di fedelissimi, così come la Cina, ect ect), su quali rischi corrano quelli di Anonymous (tipo un missile da crociera sulla testa o un po' di gas nervino nel salotto), oppure se Anonymous interverrà in ogni futuro conflitto. 

Vorrei invece spendere qualche riga sulla conclusione dell'episodio biblico riportato sopra, chiamato L'esorcismo di Legione o Il miracolo del suino. Del suino, sì. Gesù infatti riesce a bandire la moltitudine di demoni fuori dall'indemoniato per rifilarli tutti dentro un gregge di maiali. Le povere bestie, circa duemila, corrono impazzite giù per il declivio e finiscono annegate nei flutti del mare. 

Una fine da Lemmings.

domenica 13 febbraio 2022

Ucraina: i disastri della propaganda

Vignetta pescata nel web
Non me la sento di parteggiare per Russia o Ucraina. Per Taiwan o Cina. Qualcosa accadrà e mi dispiace per loro. Al di là delle nazionalità, ai miei occhi mi sembrano tutti slavi della Rus' di Kiev e tutti cinesi. La superpotenza polverizzerà lo stato più piccolo e seguirà un po' di guerriglia assimmetrica. Stop. Un conflitto globale non è nell'agenda di nessuno.
 
Non è facile scegliere la neutralità in questo mondo dei fronti contrapposti, in questo mondo dove se non ti dichiari dalla parte del conformismo, finisci in automatico tra quei brutti cattivoni NO-TAV-VAX-terrapiattisti-sciochimo-trumpiani. Fronti costruiti dai mass media che, in virtù dei modi spicci della propaganda, riducono tutto all'atavica contrapposizione tra bianco e nero. 
 
La propaganda del bianco e del nero fa disastri. Basti pensare ai coreani, un unico popolo che le due superpotenze si sono sognati di dividere al 38° parallelo nord. Stessa gente, stesso passato, stessi antenati, ora di fatto due nazioni contrapposte, un popolo spaccato in due da due propagande contrapposte. Anche l'Ucraina corre un simile pericolo, perché anziché accettare l'insieme delle diverse sfaccettature della propria identità nazionale, si è spaccata tra i pro-occidentali e i pro-russi.
 
Elezioni presidenziali in Ucraina del 2010 (Wikipedia)

Tale contrapposizione, esacerbata da ingerenze straniere, sia occidentali che russe, ha già dato luogo a dei gravi e sanguinosi pasticci: di fatto gli ucraini e i russofoni sono in guerra da anni ormai. Le ingerenze straniere sull'autoderminazione di un popolo sono da condannare, però, a mio modo di vedere, che vedo russi e ucraini come due popoli fratelli, le ingerenze da parte russa sono comprensibili. E comprendo appieno che ai russi non vada proprio giù che un pezzo del loro passato passi dall'altra parte della barricata. 

Quindi, se da un lato vorrei schierarmi col più debole per ristabilire un equilibrio di forze, dall'altro mi viene da giustificare le intimidazioni di Mosca. Un'Ucraina sotto l'egida Nato sarebbe una spina nel fianco per la Russia, inevitabile che prima o poi tale spina se la vorrà levare. Sarà brutto da dire - e suonerà come un controsenso a quanto scritto poco poù sopra - , ma, fosse per me, sarei per la spartizione territoriale dell'Ucraina. Una finlandizzazione, ossia la cessione di alcuni territori, direi quelli russofoni, alla Federazione Russa e uno status di neutralità. La Finlandia a suo tempo aveva dimostrato grande senso di responsabilità. La suddivisione in Ucraina est e Ucraina ovest diventa inevitabile se i nazionalisti ucraini non tollerano i russofoni e viceversa.
 
Che poi ci sono già degli italiani a combattere in Ucraina, scopro grazie ai reportage su Youtube. Curioso che i militanti di destra combattano sull'uno e sull'altro fronte. Penso che a combattare per Putin siano i cultori delle forti personalità, chi invece ce l'ha a morte coi sovietici dei libri di storia stia coi reparti neonazisti dell'esercito ucraino. Sempre alla luce del fatto che ucraini e russi son tutti slavi originari della Rus' di Kiev, ci sarebbe da chiedersi su quali basi possano esistere dei neonazisti ucraini e su quali basi il loro odio sia focalizzato solo sui russofoni e non su tutte le genti slave nel complesso perché non ariane.
 
Aggiornamento 24/02/2022
Ce l'avevo la battuta banalotta "Putinate = puttanate di estrema gravità." Mi ero trattenuto dallo scriverlo per scaramanzia, ma dentro di me già temevo il peggio. Che poi non è manco scaramanzia. Chi può asserire con assuluta certezza che Putin sia il cattivo? Io no. Ha detto che deve denazificare e demilitarizzare l'Ucraina. In Ucraina ci sono effettivamente dei reparti armati neonazisti, autori di stragi ai danni dei russofoni. L'Ucraina effettivamente è corsa al riarmo coi soldini dell'Unione Europea e con le forniture degli Stati Uniti. Putin, tra le altre cose, ha affermato che "l’Ucraina è parte della storia della Russia". Che è vero per me, come ho già scritto.

Ci si lascia trascinare spesso e volentieri dagli appassionati bollettini di guerra dei telegiornali. Poi basta collegare tali divulgatori a coloro che fino all'altro giorno hanno scatenato una vera e propria shitstorm (=tempesta di merda) ai danni di alcuni dei propri concittadini, aizzando contro questi ultimi l'odio degli altri concittadini. Allora bisogna rifletterci sopra. Tali mass media stanno cercando di recuperare credibilità o hanno rivolto la shitstorm della loro propaganda contro un altro bersaglio? Meglio ascoltare gli storici, che hanno toni ben più pacati e ragionati.
 
  
 
Aggiornamento 07/03/2022
Ma piantala Zelensky di invocare l'intervento della Nato un giorno sì e l'altro pure. Questa voglia malsana di trascinare il mondo nella Terza Guerra Mondiale è veramente allucinante. La situazione è già paradossale di suo, con l'Occidente che da un lato fornisce armamenti all'Ucraina e dall'altro accetta sempre volentieri il gas russo. Sistemi d'arma che abbattono elicotteri, perforano carri armati e causano perdite maggiorate... è incredibile che i russi tengano ancora i rubinetti aperti.

Aggiornamento 09/03/2022
Gli analisti militari, vedo sui vari canali internazionali che seguo, si meravigliano di quanto Mariupol resista. Non specificano mai che in quella città è stanziato il Battaglione Azov, uno dei suddetti reparti neonazisti ucraini. In virtù delle proprie dottrine e della propria esaltazione questo reparto regge dove altri capitolerebbero. Non viene menzionato l'Azov perché poi il giornalista dovrebbe fare una digressione e raccontarne i crimini di guerra compiuti e insabbiati.
E adesso giù gravi condanne e grande sdegno per l'ospedale pediatrico bombardato dai russi. A Mariupol. Ma a questo punto un giornalista superpartes aggiungerebbe finalmente la piccola postilla. Ossia: in città è stanziato il Battaglione Azov, quello tristemente famoso delle stragi. Sarà mica che questi neonazisti cinti d'assedio dei russi si siano asseregliati nell'ospedale? I telegiornali omettono il dettaglio perché i criminali di guerra per la propaganda stanno da una parte sola.
 
Aggiornamento 11/03/2022
Ci volevano i generali in televisione per capire come finirà? I giornalisti occidentali pendono dalle labbra dei bollettini di guerra - vistosamente gonfiati - di Zelensky. A dargli retta sembra che gli ucraini stiano per spuntarla. E invece no, resto sempre convinto che le forze armate ucraine verranno annientate. L'apporto di armamenti non fa altro che stimolare ancor di più il tritacarne della guerra. Più morti russi, più rappresaglie russe. Mano a mano che il conflitto si dilata nel tempo, i soldati perdono professionalità e cedono agli istinti più violenti. Di questo passo l'Ucraina finirà col diventare un cumulo di macerie. A mio modo di vedere una presa di distanze dalla Nato da parte del governo ucraino avrebbe giovato a tutti, ma proprio a tutti. A mezzo mondo. Ma riconosco che è facile parlare col senno di poi. 
Fermo restando che gli americani mi sembrano maestri nel destabilizzare le aree geografiche, nel provocare situazioni di conflitto dove gli armamenti vengono richiesti a gran voce e loro posso concludere affari. Illudono le popolazioni coi miraggi dello stile di vita occidentale, addestrano le truppe locali e poi, sul più bello, fanno le valigie. E allora scatta il solito copione: le ondate di profughi, le gare di solidarietà che faranno girare tonnellate di immondizia, associazioni benefiche che spuntano come funghi per racimolare denaro e magari intascarne una po'...

domenica 10 ottobre 2021

Non chiamatelo principe Andrea

Mica ho capito come mai quelle lingue biforcute dei giornalisti chiamano correttamente il principe William, così come il principe Harry, anziché tradurli con Guglielmo ed Enrico, mentre quando c'è da parlare male nominano trenta volte in due minuti il principe Andrea, anziché nominarlo col vero nome: Andrew (pron: ændru in inglese, direi endriu in italiano). Perchè ci sono orecchie suscettibili e bombardate dalla tv che nell'inconscio, secondo me, ne traggono le dovute conseguenze. 

Andrea è un nome che si predispone a questo genere di maledizioni, suo malgrado, poiché è un nome diffuso e in virtù di tale diffusione è più soggetto di altri nomi. Statisticamente parlando, sul territorio nazionale ci sarà qualche Andrea che commette brutture e porcate, così come ci sarà qualche Andrea che al contrario commette opere di bene o che fa una bella scoperta. Il fatto è che ai morbosi giornalisti moderni interessa di più la prima categoria e la loro tattica di divulgare la notizia in modo capillare - via televisione, via radio, via web e via carta stampata - fa sì che nei telespettatori e nei lettori, propensi ormai più al pensar male che al pensar bene, resti inculcato il nome dei malfattori a discapito di eventuali benefattori.

Se poi questi giornalisti da strapazzo vanno ad intromettersi nelle questioni oltremanica e vanno ad italianizzare il Prince Andrew, ma curiosamente non gli altri due principi, mettendo in atto una sorta di discriminazione inversa - per certi versi al Prince Andrew va benone che qui si parli male di un certo principe Andrea - , capirete anche voi che stanno mettendo il dito nella piaga. 

Poi son d'accordo che tra Andrea e principe Andrea c'è di mezzo un titolo nobiliare...

martedì 21 aprile 2020

Endimione e Selene, la Dea della Luna

Ci voleva la poesia del mito di Selene e di Endimione per farmi ispirare un nuovo disegno:


"Selene ed Endimione", disegno di Andrea Baldessari, realizzato con Gimp

Endimione dormiva cogli occhi aperti.
Condannato al sonno eterno sul fondo d'una grotta, da uno spiraglio poteva quantomeno rimirar nel cielo l'amata Selene, splendente Dea della Luna che ogni notte lo andava a trovare. 
Nei sogni si potevano amare.

Il gossip riguardo questa tragica storia d'amore è variegato, vi sono diverse versioni. C'è chi dice sia stato Zeus a condannare Endimione, chi Apollo, chi dice sia stata la stessa Selene a volerlo assopito perché egli fosse sempre bello e giovane, tutto per sé. Su chi fosse Endimione vi sono versione discordanti: se un re dell'Elide o un pastore. Addirittura gli antichi, cercando una spiegazione logica e realistica alla vicenda, ipotizzavano fosse un cacciatore che cacciava col favore della luna piena. Quindi riposava di giorno, dando l'impressione che egli fosse condannato al sonno eterno.

"Endimione dormiva cogli occhi aperti", non per la fifa del buio, ma perché al buio del cielo notturno subentrava quanto di più bello egli potesse desiderare: Selene, la luna fatta dea. 
Questo disegno è dedicato al diritto di sognare, un diritto più che mai messo a dura prova. Le paure ci tengono in ostaggio, così come gli inviti all'eccessiva cautela da parte dei cattivi consiglieri, così come le infilate di bastone fra le ruote ad opera degli ammazza-sogni, individui esasperati e malfidenti.

Aggiornamento 23/04/2020: Inauguro la serie disegni parlanti. Avevo trovato una bella colonna sonora, "Air to the Throne" di Doug Maxwell (uno di quei brani gratuiti che ti mette a disposizione Youtube) che poteva valorizzare la presentazione del disegno. Ebbene, potevo non rovinare tale presentazione con la voce? Farmi bastare dei sottotitoli, no? Ovviamente no. Ma migliorerò...



La colonna sonora per la storia d'amore di Selene ed Endimione potrebbe anche essere la potente 13 Minutes to the Moon:
(Trattasi della sigla dell'omonimo approfondimento giornalistico riguardo lo sbarco sulla luna. Se masticate l'inglese o se lo volete imparare, sul sito della BBC ci sono da ascoltare tutte le puntate.)

lunedì 6 aprile 2020

Pensieri sparsi, liberi dalla quarantena

"E' dai tempi della Bibbia e di Conan il Barbaro che si dà la colpa ai serpenti." Volevo uscirmene così ai primi di marzo. Esordendo con la solita filippica contro la schizofrenia dell'essere umano che devasta il territorio per costruire un cavolo di lazzareto che, tempo qualche mese, cadrà in disuso e non servirà più a un tubo (nella foto le scavatrici in azione a Wuhan).
Vi avrei fatto notare che, così come negli allevamenti intensivi e nelle coltivazione intensive si vengono a creare nuovi parassiti e nuovi agenti patogeni, la stessa sorte tocca agli esseri umani, che prolificano come conigli su un pianeta oramai al limite della capienza.
Volevo concludere con un: insomma, o l'umanità si dà una regolata da sola, o ci pensa madre Medea natura a darle una regolata! Eccheddiamine.

Tuttavia mi ero trattenuto. Il motto che cerco di seguire ultimamente è #solocosebelle e temevo che sarei scaduto in tanti stereotipi ed inesattezze, tipo ecco, è tutta colpa dei cinesi-mangia-schifezze-crude! Non volevo nemmeno far il profeta di sventura (in fondo questo è il momento di gloria dei negativi, non so bene se in senso letterale o in senso lato...) asserendo che è impossibile evitare il contagio per via aerea e che l'immunità di gregge proclamata da Boris Johnson è più pragmatica di come l'han dipinta.
Ero arrivato al punto sul punto di lanciar una sfida al covid19: con tutti i virus che prendo, caro il mio nuovo ceppo (di 'sta m*****a), devi metterti in coda. Vuoi visitare i miei polmoni? Auguri: incolonnato nelle vie dei bronchi, verrai espettorato senza pietà!

Rompo solo adesso il silenzio scaramantico. Già, scaramantico perché, a mancar di rispetto a qualcosa di poco raccomandabile, come è appunto 'sto covid19 aka coronavirus, c'è sempre il rischio di incorrere nella sua ritorsione.
Ispirato dal film Braveheart, devo constatare che un tempo la gente moriva per la libertà, ora rinuncia alla libertà per sopravvivere.
Avevo già espresso qualche riga attinente a marzo:
Non potete intimare ai cittadini di stare a casa, se poi li bombardate di bollettini di guerra in tv. E' terrorismo di stato* domestico. E' terrorismo di stato passivo perché me lo sorbisco anch'io che la tv non la guardo, ma mi tocca sentirla. Piuttosto mandate in onda qualche bel documentario o qualche filmone, musica classica o che ne so. Basta con Amadeus, ha rotto i coglioni per un mese per il festival e adesso ricomincia la sega.
*Di Stato e non mediatico perché i governanti non hanno preso provvedimenti contro l'isteria della televisione, cagione di ansia e quindi di stress. Vorrei ricordare che la condizione di stress indebolisce il nostro sistema immunitario e chissà quanti poveri anziani ci han rimesso le penne più per la paura che per il covid19. Se ti caricano d'ansia e poi ti intubano, beh, muori per l'agitazione.

I giornalisti danno i numeri. Personalmente credo che il numero effettivo dei positivi al coronavirus sia perlomeno dieci volte superiore alla cifra dichiarata, per non dire venti o trenta volte. Ricordo molto bene l'intervento di un medico sul giornale locale, che grossomodo diceva "Soffrite di sintomi influenzali? Quasi sicuramente è coronavirus, accettatelo. Statevene buoni a casa due settimane". Stop, zero tamponi, zero futili allarmismi. Zero panico. Parole ovviamente passate in sordina.
Gli allarmisti invece considerano solo un piccolo campione di positivi che, rapportato all'elevato numero delle vittime, per forza di cose dà per risultato un tasso di letalità spaventoso. Venisse considerata l'effettiva totalità dei positivi, il tasso di letalità sarebbe di gran lunga inferiore e molto meno preoccupante. Ed è così che il governo ed il popolo italiano si ritrovano ostaggi dei numeri (incompleti) proclamati dalla Protezione Civile e ripetuti allo sfinimento dai mass media, specializzati nel dar i numeri.

Come insegnano i film (1), le epidemie di zombie non si possono contenere, ma in tali contesti drammatici emergono spesso e volentieri degli aspiranti salvatori che acquisiscono un'immensa notorietà, pur non risolvendo un accidente. Ed è così che le televisioni possono finalmente far il lavaggio del cervello a chiunque, i politici possono far campagna elettorale all'ennesima potenza, gli esperti di malattie infettive possono farsi un nome (capita una volta al secolo un'occasione tanto ghiotta), gli influencer possono raccattare nuovi fan e così via. Ognuno tira acqua al proprio mulino, insomma, anziché sentirci tutti più compatti.

La quarantena all'italiana. A mio avviso una quarantena a metà non serve a un tubo. Mi spiego: se chi lavora può spostarsi, se si può far la spesa, se i corrieri fan la spola da una casa all'altra per recapitare pacchi e virus (non ne ho visto uno con la mascherina), se si può andare in farmacia a fare incetta di microbi, allora si va a discriminare quella fetta di popolazione che, ligia al dovere, deve restare confinata nel proprio domicilio. E che manco è al sicuro dal contagio perché in contatto con l'altra fetta di popolazione che si sposta! Vai a limitare la libertà, ma il rischio di contagio rimane.
Non basterebbe proibire gli assembramenti di persone? E' assurdo che quando l'infezione era alle porte, ossia quando era più importante che mai adottare divieti stringenti preventivi, si svolgevano le partite di calcio, si svolgeva il festival di Sanremo e così via. Ora è tardi.
Fra l'altro mi sono giunte voci che i soccorritori e i vigili del fuoco possano spostarsi liberamente sul territorio, basta che in auto abbiano la divisa. Fosse vero, sarebbe alquanto squallido. Poi mi vien da ridere: in piazza non ho mai visto così tanta gente riunita, perché erano decenni che si snobbava il negozietto del paese.

Vedo la gente ridicola (semicit.). Più ridicola del normale. Due cose provocano il cagotto: 1) un virus influenzale 2) il sorbirmi le isterie represse della televisione ma anche di taluni quarantenati. I due fattori possono essere concatenati e vorrei ricordare che il nemico interno (il vettore di boiate orali) è temibile quanto quello esterno (il cattivo covid19 venuto dall'Estremo Oriente). Come insegnano i film (2), la coesione del gruppo dei superstiti viene spesso e volentieri incrinata dai sospetti e da futili tensioni interne.
I video dei balletti in ospedale li trovo repellenti. Manie di protagonismo, danze macabre perché avvengono a qualche metro in linea d'aria da gente sofferente o morente. Dal personale sanitario mi aspetto la massima decenza, non goffe imitazioni dei cinesi. Idem le manie di esibizionismo di chi canta sul balcone: facile far festa a cuor leggero quando ti ritrovi in un'area del Paese ove li virus non ha attecchito (il problema dell'Italia è che lunga e stretta: un provvedimento preso da una parte non è detto che sia il più consono anche dall'altra). Don't feed the troll (cit.), mi vien da dire, non nutrite ulteriormente l'infernale macchina da presa dei mass media coi fenomeni da baraccone.

Perché ai pasticcioni dei mass media la situazione è già sfuggita di mano.

martedì 31 marzo 2020

Cronaca bruna: marzo 2020

L'isolamento domiciliare si affronta meglio se a casa c'è l'orto. All'inizio invidiavo da morire i cittadini di città che nel raggio di duecento metri han tutto e han pure una rosa infinitamente maggiore di persone con cui rapportarsi, ma mi reputo altresì fortunato a disporre di un po' di campagna e di qualche bestiola entro i confini di casa. Faccende domestiche ce ne sono per sempre, tipo ripulire le fughe delle piastrelle con acqua e un vecchio spazzolino, ma l'orto da vangare è una valvola di sfogo incommensurabile.



Anche le patate devono mantenere le distanze (#distantimauniti), perciò, mano a mano che vangavo, mettendole a dimora, puntellavo ogni bina e prendevo le misure per quella successiva.
La cicoria è sopravvissuta benone al mancato inverno, così quella da taglio l'ho trapiantata al sicuro, dove avevo già vangato, l'altra sta con le radici a mollo nell'acqua, per mantenerla fresca.

Fantasie di corteccia nei vasi dei mirtilli, sennò i merli scavatori fanno disastri.

Questa a sinistra, nera a pois rossi, potrebbe essere una delle coccinelle ‘Arlecchino’, venuta da lontano e che mette a repentaglio la sopravvivenza della coccinella nostrana.
Magari tutti i rami da potare del ribes fossero così evidenti come quello secco della foto...



febbraio 2020 - CRONACA BRUNA - aprile 2020

sabato 29 febbraio 2020

Cronaca bruna: febbraio 2020

E' buona norma ricoprire il compost di terra, in primis perché lombrichi e bestioline varie sono ancora al lavoro e le esalazioni non sono gradevoli, in secundis perché i sopracitati organismi vanno protetti da tutti quei volatili affamati che si mettono immediatamente a scavare.
I merli attirano possono attirare le nostre simpatie, ma restano dei parassiti che fanno strage di tutti i nostri minuscoli aiutanti che lavorano l'orto sottoterra.
Era meglio se lasciavo il compost a maturare nella compostiera per altri due mesi, d'accordo, ma la terra dell'orto era bella dura e asciutta, condizione ideale per andare avanti e indietro con la carriola carica.

Non è vero che gli animali da cortile/da compagnia non sono redditizi: il coniglio è piccolo, ma produce sbadilate di concime!
In ritardo mi accorgo che, finalmente, un esperimento di innesto (a corona) ha avuto un discreto successo. Il primo. Sempre che le gemme germoglino anche quest'anno...


Aggiunti un po' di spessori per evitare che il fil di ferro incida nuovamente il caco.


Del ciliegio ti puoi fidare. Massima inventata lì per lì, non prendetemi sul serio: il legno regge molto bene il peso, ma non mancano i rami secchi e la parte iniziale dell'arrampicata, ossia quei metri di solo tronco, è meglio risolverla con una scala.
C'è da dire che potare i piantoni regala soddisfazioni; senza contare che si vanno a cimare i rami, anziché diventar matti a tagliare ogni singolo ramoscello come nel caso degli alberi da frutto più piccoli.

dicembre 2019 - CRONACA BRUNA - marzo 2020

martedì 31 dicembre 2019

Cronaca bruna: dicembre 2019

Ma chi te lo fa fare, a mettere il cappotto a degli olivi che anche se fan qualche frutto se lo pappano i merli! A bucarti i guanti e le mani coi rovi spinosi!
Non mi pesa e i rovi aiutano a tenere compatto il cappotto.
E poi le previsioni meteo danno -6C° di minima, li lascio nudi gli ulivi?
Lavare stoviglie di ceramica dentro una grancassa di acciaio, questo sì mi pesa (il malumore della massaia/o credo dipenda inanzitutto da tale attività); subire nel contempo la televisione passiva mi pesa.
Ovvio che, quando s'affina l'arte di lavar le stoviglie, i piatti non scivolano più di mano, ma rimane sempre una fonte di stress. Un conto è autogestirsi in casa, un altro è avere il fiato sul collo, che ti fa passar la voglia.

E' un gesto molto romantico metter le coperte, anche agli ortaggi, in questo caso al pan di zucchero. All'inizio dubitavo sull'efficacia di questa misura che m'ha consigliato il fratello, temevo che sotto un telo non traspirante la cicoria sarebbe marcita.
Mi sono dovuto ricredere: pur essendosi rotto in più punti, il telo ha mantenuto asciutto il pan di zucchero, perciò si sta conservando molto bene.
Pan di zucchero appena tagliato.

Non so se coltiverò ancora le pastinache: il posto nell'orto è quel che è e a trapiantare le piantine si va rovinar la radice. Anziché un unico fittone (nella foto una rara pastinaca venuta bene), ce ne so tre o quattro e non sono molto pratiche da ripulire. Andrebbero seminate direttamente in terra piena, senza tanti spostamenti.






novembre 2019 - CRONACA BRUNA - febbraio 2020

venerdì 6 dicembre 2019

Da Bella ciao a Do it now, che fan rima

Ieri sera ero lì che sonnecchiavo davanti al televisore (accendo il vecchio Sony per Adrian e in altre rare occasioni, tipo per scaldare l'apparecchio e asciugarlo di tutta l'umidità domestica assorbita) e nell'ultima puntata di Adrian sento di colpo la melodia di Bella ciao! Che stia sbeffeggiando l'ex vice-mezzo-premier, possibile? Ma no, son lì che penso, chissà quanti anni fa han disegnato e montato il cartone animato, Celentano non può aver previsto l'attualità e le Sardine!
Lì per lì non seguivo il testo, basito dalla scena - diciamolo, un pelo stravagante - delle donne giganti in biancheria che tiravano giù i grattacieli, e anche un po' deluso dall'epilogo di Adrian (sospetto a causa di due puntate tagliate da Mediaset - il coro di Natale secondo me era pianificato per il 19 dicembre - con un conseguente frettoloso taglia&cuci della serie animata), ma ho mantenuto quel barlume di attenzione per notare che il testo della canzone era in lingua straniera.

Oggi ci ripenso e, previa una breve ricerca, scopro che sulle note di Bella ciao da qualche tempo si canta Do it now. Sing fot the climate:


Da canto partigiano a canto ambientalista insomma, che calza alla perfezione con il messaggio di Celentano in Adrian.
Il ritmo trasporta che è una meraviglia e personalmente preferisco il ripetersi del now, now, now a quel ciao, ciao, ciao che tra un po' mi vien la nausea a sentirlo. Non so quanti di voi conoscono l'origine della parola ciao, ossia (vostro) schiavo, di derivazione veneziana. C'è da dire, tuttavia, che dire alla propria bella di essere suo schiavo ci può stare, è un gesto estremo d'amore. Non sopporto la parola ciao per principio, ecco.
Di sicuro l'assonanza tra i due termini c'è; now ha maggiore incisività.

Segue il testo e la traduzione di Do it now. Sing fot the climate (non ho ancora ben capito quale delle due parti sia il titolo e chi l'ha scritta, so solo che il regista e attivista ambientalista belga Nic Balthazar ha girato il video del canto):

We need to wake up
We need to wise up
We need to open our eyes
And do it now now now
We need to build a better future
And we need to start right now

We’re on a planet
That has a problem
We’ve got to solve it, get involved
And do it now now now
We need to build a better future
And we need to start right now

Make it greener
Make it cleaner
Make it last, make it fast
and do it now now now
We need to build a better future
And we need to start right now

No point in waiting
Or hesitating
We must get wise, take no more lies
And do it now now now
We need to build a better future
And we need to start right now.
Dobbiamo svegliarci
Diventare più saggi
Dobbiamo aprire gli occhi
E dobbiamo farlo adesso adesso adesso
Dobbiamo costruire un futuro migliore
E dobbiamo iniziare proprio ora


Siamo su un pianeta
Che ha un problema
Dobbiamo risolverlo, essere coinvolti
E fallo ora ora adesso
Abbiamo bisogno di costruire un futuro migliore
E dobbiamo iniziare proprio ora


Rendere il mondo più verde
Rendere il mondo più pulito
Dobbiamo farlo durare, dobbiamo farlo velocemente
Ora adesso adesso
Dobbiamo costruire un futuro migliore
E dobbiamo iniziare proprio adesso

Non ha senso aspettare
O esitare
Dobbiamo diventare più saggi, basta con le bugie
E dobbiamo farlo adesso adesso adesso
Dobbiamo costruire un futuro migliore
E dobbiamo iniziare proprio ora.

sabato 30 novembre 2019

Cronaca bruna: novembre 2019


Toh, i primi carciofi! Zitta zitta, la piantona, dopo due anni, ha fatto i caratteristici fiori. Tre. Quasi a dicembre, senza più l'ombra dei pomodori neri, riparati malamente col tessuto non tessuto dalle basse temperature.
I carciofi li ho colti piccoli e vi posso garantire che erano tenerissimi. Li ho praticamente solo sbollentati.



 
Pomodori, melanzane, cetrioli... un anomalo raccolto dicembrino.
Colte anche le arachidi dalla terra. Non tante come speravo.
Arriva il momento catartico di selezionare le migliori che faranno da semenza. Le restanti me le son pappate dopo averle infornate. Buone come quelle comprate.


Dopo aver letto che coi pomodori verdi si fa la confettura, mi son detto "Allora posso anche mangiarmeli cotti." Hanno un sapore agrodolce, per così dire. Qui sopra li ho abbinati alle lenticchie.
Si dice che dentro il caco si veda la croce cristiana ed effettivamente qualcosa si vede. Che potrebbe anche essere il sole coi raggi. Ah, questi cachi duri li ho tagliati a fettine per infornarli, con la vana speranza che tirassero meno la bocca... Mangiati ugualmente, per inciso.
I cachi si fanno ammezzire, direte voi. Lo so, ma questi si erano spaccati cadendo per terra.

ottobre 2019 - CRONACA BRUNA - dicembre 2019

giovedì 31 ottobre 2019

Cronaca bruna: ottobre 2019

La scala delle zucche violine. Forse potevo sfruttare meglio l'ombra proiettata per valorizzare la personale trovata: zucche appese ai pioli della scala, per evitare tumefazioni e marcium e quindi conservarle più a lungo.
(Non si vede, ma sotto c'è un sacco di fieno per attuttire l'impatto di eventuali zucche cadenti.)




Una delle mega-melanzane dell'orto. Coltivate a casa e quindi comode da curare ed irrigare, sono dei bestioni rispetto a quelle facevo crescere in campagna.
I piselli in autunno danno il meglio di loro stessi. E' quasi impossibile resistere alla tentazione di assaggiarne qualcuno crudo.


 Raccolto ottobrini, che colori.

Prima bacca di Goji (rosicchiata). Non me l'aspettavo che piante di appena due anni, ancora in vaso fra l'altro, fruttificassero. Manco avevo notato il fiore. Purtroppo la semenza è andata smarrita.
In lontananza s'eleva una bocca di leone in fiore, rispiarmiata dal diserbo manuale.

 La guardiana delle noci. Ogni anno una cavalletta si sofferma sulle cassette.

Altri raccolti ottobrini. Quella sorta di cicatrice concentrica sui pomodori neri è dovuta all'eccessiva acqua piovana.

I pomodori neri di Crimea maturi sono sfumati di rosso, bisogna aver pazienza.




Ottobre è clemente e mite, concede qualche settimana di tepore alle pastinache trapiantate e quindi più ritardatarie  del solito.
Alla fine del mese ho raccolto quanti più pomodori possibile, per appenderli dentro casa, sperando che giungano a maturazione.

settembre 2019 - CRONACA BRUNA - novembre 2019