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giovedì 20 febbraio 2014

Crescono case nei campi, ora a Cadine anche il ricovero degli anziani

Fateci caso, oggigiorno c'è la mania di costruire abitazioni nella campagna, la mania di sacrificare i campi fertili in nome del cemento. Quando è pieno di vecchi edifici da restaurare o riqualificare, quando sento dire che è meglio edificare una struttura sulle superfici rocciose, piuttosto che su acquitrinose fondamenta.
Acquitrinose come quelle fotografate a fianco, dove sorgerà la casa di riposo per gli anziani, a Cadine. O come quelle in via Brennero, trasformate in un vero e proprio stagno.


Il cemento ruba il posto alla terra fertile. A me pare tanto un concetto banale, ma evidentemente non lo è se gli ingegneri progettano tali scempi col beneplacito degli amministratori (e dei cittadini).
Il risultato di secoli di sudore, di opere manuali dell'uomo e di aratri sospinti da poveri buoi viene buttato nel cesso (perdonate il francesismo). Asportato via in tempi a confronto infinitesimali dai potenti escavaltori e sostituito da gettate di pietrisco e calcestruzzo, peggio del sale con cui i Romani aspergevano le terre dei nemici vinti.


Si sacrificano campi millenari che per generazioni hanno nutrito gli abitanti. Perché queste righe non si accaniscono esclusivamente contro la nuova casa di riposo (anche se personalmente sono contrario al concentramento degli anziani perché i famigliari sono presi da mille cose e anziché badare ai propri cari li scaricano nelle apposite strutture), ma contro tutti i caseggiati sorti senza l'opportuna lungimiranza. Se gettate il calcestruzzo (o l'asfalto) non crescerà più nulla, tenetevelo a mente. La vera ricchezza del territorio sono le risorse naturali e questa prassi consolidata di fatto è uno scempio  imperdonabile. Non solo ambientale, ripeto, ma anche agricolo, legato al nostro sostentamento alimentare. Oggi magari campate con la frutta e la verdura proveniente da mille chilometri di distanza, domani non ci scometterei così tanto. La filiera corta non deve essere solo uno slogan, ma una realtà da ripristinare.


Aggiornamento giugno 2016: la Rsa praticamente ultimata.
Da notare tutta l'area, un tempo adibita a coltura, come indica l'omonima via di Cadine, tapezzata dai recenti fabbricati degli artigiani e dalle case a schiera dell'ITEA. Sullo sfondo, sul pendio del Dos Grum, ancora un altro ecomostro (dal mio punto di vista s'intende, ognuno ha i propri gusti estetici), il centro mariapolis.

Vorrei tanto recuperare una foto d'epoca della zona per un confronto. Sarà in bianco e nero, ma pure questa la vedo grigia, anziché verde...

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L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.