blog paralleli

mercoledì 21 giugno 2017

I tifosi io non li capisco. Loro stessi non capiscono quel che fanno

Posso dire cosa mi sta sul cazzo dello sport e della tifoseria? Che quando faccio il boscaiolo e trascino a braccia quintali di legna non mi caga nessuno. Lancio tronchi anziché palloni e a nessuna donna stimolo gli ormoni. Sono invidioso, ecco. Evidentemente dovrei mettermi una tutina appariscente con tanti sponsor appiccicati sopra, dovrei farmi la ceretta così si vedono meglio i muscoli guizzanti e il sudore. Magari passare anche dall'estetista e diventare metrosexual. Ma vaffanculo #basket #calcio e tutte le altre porcate che vi fanno belare sugli spalti. 

Un pensiero del genere non lo condividerà nessuno del sopracitato gregge; lo venisse a leggere un tifoso sfegatato, mi rutterebbe in faccia tutta la sua disapprovazione. Ma sostanzialmente chissenefrega.

Basta osservare la maglietta dei giocatori. Ecco la maglietta dell'Aquila Basket di Trento, ditemi voi cosa balza all'occhio prima. La sagoma dell'aquila-spiacciccata-sull'asfalto-vittima-di-un-incidente-stradale passa in secondo piano, sovrastata da una sfilza di pubblicità. Un collage di pubblicità, abbastanza squallido per giunta. Il mio falegname con 30mila lire faceva meglio
Focalizziamo l'attenzione sullo sponsor più in vista e di fatto il secondo nome (o il primo?) della squadra: Dolomiti Energia. La Dolomiti Energia delle bollette, la società che si piglia le vostre bollette!
Quindi il tifoso trentino, tirchione di suo, che già finanzia profumatamente la squadra perché paga le bollette, mangia le mele e magari fa la spesa al discount, deve pure pagare il biglietto. E' praticamente socio e gli fanno pure pagare il biglietto! Ma dimmi tu chi glielo fa fare!
Perchè lo sport è una gran bottega. E' un pozzo succhia soldi. La Dolomiti Energia si sponsorizza per questione di immagine e marketing: i clienti perdono la testa per i giocatori dell'Aquila Basket e pagano le bollette volentieri. Che volpi! I dirigenti intendo. 
Perché i tifosi... 
Non è possibile, vedo gente normalmente deliziosa sbavare come zombie davanti a un incontro sportivo. Io capisco quella piccola porzione di tifosi che acclamano l'amico stretto o il famigliare in campo, ma tutti gli altri? Perché diavolo osannate questi vostri presunti beniamini quando manco li conoscete? Magari non sono neanche trentini, men che meno italiani, e alla fine dell'ingaggio se ne tornano da dove son venuti. Oh, sì, vi raccontano che fare il tifo è importante per la squadra e un sacco di altre menate. Cazzate. Lo sportivo entra in uno stato di trance per dare il meglio di se', se ne frega altamente del vostro supporto, non vuole distrazioni.

Gli atleti di una volta non avevano tanti sponsor addosso
Perché lo sport regala vende emozioni. La gente sente sempre quello strano bisogno di venire distratta dai mali del mondo, di venire intrattenuta con passatempi più frivoli, come lo sport moderno. Lo sport moderno, inteso come società e giri di denaro, è scaduto da quel che era un tempo. Ripeto: stasera giocava la società delle bollette di Trento contro l'agenzia del lavoro di Venezia! Ma quanto è diventato squallido il basket?
La gente ricerca un senso di appartenenza per non sentirsi sola e sperduta, ma non ricerca più questa appartenenza nei legami comunitari, nella salvaguardia dell'ecosistema terrestre, nella cultura e via discorrendo. Cerca un senso di appartenza in contesti frivoli e no-brain, come appunto la rumorosa tifoseria, il delirante fanclub di qualche altra star o gli stravaganti dettami della moda.
La gente, la tifoseria, non si mette più in gioco di persona, ma affida la propria felicità a dei professionisti. Che poi, se le emozioni le cerchi solo in un momento altisonante come può essere un evento sportivo, non le ritrovi più nelle cose più semplici, nell'umanità del prossimo. Come fa a competere un umile mortale con un atleta divinizzato sotto i riflettori e i flash dei cronisti (la bottega include anche i giornalisti)? A mio modo di vedere compete eccome, vedo cinicamente l'atleta saltare come uno scimmione ammaestrato per cacciare una palla in un ridicolo canestro. In un ciclo noioso e ripetitivo. Come lo sono le gare automobilistiche o le partite di calcio, ma vaglielo a spiegare ai patiti di sport!

Per concludere, per me è sempre una goduria sapere che la vostra squadra del cuore ha perso. Così aprite gli occhi e vi dedicate a passioni più autentiche.

Questo è un post Socialmente Scomodo, amaro da mandar giù.

lunedì 12 giugno 2017

Val la pena aggiustare i vecchi ombrelli? Occhio agli inversi

I fragili ombrelli pieghevoli. A sinistra ecco che da tre ombrelli malmessi (cinesate che si rompono solo a guardarle) ne ho recuperati due. Il terzo si è sacrificato per donare le preziose parti di ricambio. Una riparazione che mette a dura prova i nervi, come avevo già detto nella precedente occasione.
Ma vale davvero la pena perdere una giornata per aggiustare dei vecchi ombrelli?


Questi per fortuna erano di dimensioni standard e, salvo qualche lavoretto extra (foto sotto), me la sono cavata cannibalizzandone uno in modo da rimpiazzare le asticelle rotte degli altri due.
Momento saliente della riparazione: il chiodo d'acciaio per forare l'asticella di rimpiazzo
Una lotta virtuosa allo spreco, insomma. Fermo considerando che questi ombrelli compatti e pieghevoli, fragili come sono, si spaccherranno ancora: la ruggine si mangia le giunture metalliche a colazione e il fil di ferro non s'avvicina alla precisione dei rivetti originari. Al pensiero mi passa la voglia di aggiustarli di nuovo... ne vale davvero la pena?



Gli ombrelli inversi dal lontano Oriente. Per una modica cifra perché non acquistare degli ombrelli nuovi? Questi sono ombrelli inversi ed hanno il pregio di non gocciolare una volta richiusi. Perlomeno finché restano in piedi... Mi alletta l'idea di poter chiudere l'ombrello, cacciarmelo sottobraccio ed entrare in negozio senza lasciarlo incustodito di fuori, per esempio. Sarà fattibile?




Ombrelli innovativi di sicuro, certo che ripararli sarà un altro paio di maniche...

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.