blog paralleli

giovedì 28 gennaio 2016

Missiva dagli Amanuensi: doveroso chiarimento sulla pergamena

Anni orsono mi ero lamentato della pergamena di laurea, giunta in biblico ritardo e apparentemente troppo cara per quel che valeva veramente. Ebbene, la Bottega degli Amanuensi di Recanati mi ha inviato un'esaustiva spiegazione di risposta. Ritorno quindi sull'argomento con alcune precisazioni.


2 anni e 6 mesi di ritardo non sono da imputare agli Amanuensi, artigiani che lavorano alacremente. I tempi per la realizzazione della pergamena di laurea sono decisamente inferiori. Ne consegue, appunto personale, che il ritardo sia imputabile all'ateneo.

Solo una piccola frazione dei 70€ (+10€) richiesti copre il costo della pergamena e della manodopera. Il resto se ne va in tasse e spese di segreteria.
PS: giusto qualche anno prima la pergamena costava addirittura 120€! Non oso immaginare quanto mi sarei indignato...

Pergamena realizzata E scritta a mano, senza equivoci.
Il master del diploma, che comprende la cornice e le scritte fisse, è stato realizzato a mano, senza uso di elementi grafici digitali, in altre parole stampato con procedimenti manuali. Le scritte personali del laureato, il numero di registro, il corso di laurea con o senza lode, sono invece scritte a mano dagli Amanuensi.
Un compromesso che tiene conto della tempistica, del costo finale, della precisione di realizzazione e dell'elevata infalsificabilità del diploma.

Ringrazio quindi gli Amanuensi per il dettagliato resoconto inviatomi, dal quale ho estrapolato una sintesi striminzita.
Mi sento il dovere di correggere quanto pensavo precedentemente. Non si può pretendere che l'intera pergamena venga vergata a mano, non con la mole di universitari che si laureano oggigiorno. Sarebbe un lavoraccio e non ne varrebbe la pena, lo scrivo da illustratore che, piuttosto di farmi pagare una miseria, i ritratti li facevo sempre gratis...! A proposito, e a proposito di lauree, mi ero ispirato proprio a una pergamena per un chiaroscuro passato:



mercoledì 20 gennaio 2016

Abeti rossi in vaso 4: riportati nel bosco

Dopo le feste natalizie non oso immaginare la moltitudine di abeti rossi che finisce nella raccolta differenziata. Condannati in partenza perché menomati o privati delle radici, o per lo sbalzo termico patito in casa. Ebbene, ai miei non ho riservato lo stesso trattamento, d'altronde li ho visti crescere e mi ero anche un po' affezionato.


Primavera 2015: nuovo travaso, ma non basta più. I vasi capienti scarseggiano, così come la terra adatta. Per avere circa quattro anni, questi pecci non crescono come i parenti slanciati che vedo nel bosco (lo noto dal tronco fin troppo spesso rispetto all'altezza). Sarebbe il caso di trapiantarli nella terra piena e lasciarli a loro stessi.
Rimando l'operazione all'anno che viene.
Dicembre 2015: trovata una sistemazione! A fare da coreografia a un presepe sobrio, di due soli colori: il marrone del legno intagliato e dei vasi, il verde delle chiome. Alberi di natale spogli, rigorosamente fuori dall'appartamento riscaldato e con abbastanza luce solare.










Gennaio 2015: in nome del lieto fine... C'è chi va nel bosco ed estirpa allegramente un povero abete per la tradizione natalizia e il sottoscritto che fa il contrario.
Cogliendo l'occasione per sgranchirmi le gambe, con lo zaino in spalla e gli abeti rossi riposti dentro (le dimensioni contenute aiutano), sono andato a cercare qualche albero divelto dal vento o dal peso della neve. Alla loro base ho trapiantato i miei. Mi ricorda un po' la festa degli alberi alle scuole elementari.

Ora lo so, gli abeti non stanno molto simpatici ai boscaioli, che preferiscono far spazio ad alberi dal legno dalle migliori qualità calorifiche, come il carpino e le altre latifoglie. Però almeno adesso hanno concrete possibilità di svilupparsi, senza contare che daranno il loro contributo a consolidare il pendio dove è venuto a mancare chi assolveva già alla funzione.
A proposito di carpini, a finr estate ne ho trapiantato uno nelle medesime circostanze; era cresciuto spontaneamente nell'orto.

Notare da un'altra angolazione l'albero divelto (insieme a un pino nelle stesse condizioni) poggiare il peso della propria carcassa addosso a un povero faggio. Nelle vicinanze la convivenza troppo ravvicinata tra un altro faggio e un altro pino, questi puntellato al pendio tramite una possente radice che pare una zampa.

E la storia si ripete. Stavo per dire di essermi liberato dei due abeti, quando ho visto spuntare un'altra piccola conifera dalla terra vangata...

PARTE 3 - ABETI ROSSI CRESCIUTI IN VASO

martedì 12 gennaio 2016

Kit della sequoia: semina e germinazione

Souvenir dagli Stati Uniti. Direttamente dal Sequoia National Park, ecco il kit per seminare la regina delle conifere! Io sarei più propenso agli alberi da frutto, in tal senso avrei preferito la semenza del banano di montagna o paw paw, ma apprezzo il pensiero in ogni caso.
Mi sono documentato un po': le sequoie vogliono tanto sole (sarà per questo che svettano così alte, cercano più luce possibile) e ce n'è un esemplare qui vicino, a Castel Madruzzo (lo so perché ho disegnato la mappa di comunità della valle...). Impiegano secoli a raggiungere dimensioni considerevoli, quindi, se mai da queste semenze cresceranno sequoie sani e forti, non sarà più affar mio...


Dentro il kit della sequoia:
C'è tutto l'occorrente per la semina: contenitore apposito con coperchio per la germinazione, terriccio, degli strani sassi bianchi e leggeri (pare quasi bicarbonato... che sia concime?) e le istruzioni illustrate. Una menzione speciale va al simpatico coyote che ci segue passo dopo passo, con le curiose orecchie che ricordano due conifere.

Nel kit ci sono sette semi di sequoia

Venti giorni di frigo. Come da istruzioni, interro quattro semi e li faccio svernare in frigorifero all'interno dell'apposito contenitore, col terriccio inumidito. Gli altri tre li terrò di riserva: siamo a fine novembre, non è un momento proprio adatto per la semina...

Dicembre: germinazione dei semi di sequoia:


Merito del caldo della cucina indubbiamente. Dubito però ci sia abbastanza luce solare: queste piantine credono sia primavera, ma non lo è affatto...


Gennaio: tentativo di travaso

Le quattro piccole sequoie cominciano a star strette nel contenitore, quindi ne prelevo tre e le metto a dimora in altrettanti vasi. Nessuna ha retto alla delicata operazione. Non resta che lei.

continua...

domenica 10 gennaio 2016

Coltivare la pastinaca 5: esito della semina sperimentale

Tre tipi di pastinaca da seminare. Ricapitoliamo: lo scorso autunno ho ottenuto una bella scorta di sementi dalle pastinache fiorite al secondo anno di vita, ho ancora le sementi inglesi comprate e ho tenuto da parte anche un po' di sementi di pastinaca selvatica. Agli inizi dell'estate, quindi, procedo con la semina. Ecco i risultati.

germinazione del seme di pastinaca


Esito della semina. Come sempre, posto nell'orto non ce n'è, di conseguenza ho dovuto seminare le pastinache sotto i prugni. Filari ben distinti per capire quali sementi germinino e quali no.
Se quelle comprate dal Regno Unito son diventate bene o male tutte piantine, le mie a fatica sono emerse dalla terra e solo in piccola parte. E quelle selvatiche.. nemmeno una!
Eppure le sementi le ho raccolte ben mature e secche, svernare le ho fatte svernare, come mai non sono germinate? Che quelle comprate siano trattate e le mie invece siano state messe fuori gioco da qualche parassita in agguato nel suolo?
Mistero.


Trapianto con la pinzetta depilatoria... 
Complice un mese di spietata siccità, il numero delle pastinache cala e le superstiti patiscono il gran caldo, nonostante siano all'ombra.
Quando infine si libera un po' di posto nella serra, procedo al trapianto con un brillante accorgimento: infilo le fragili piantine nella terra con l'ausilio di una pinzetta depilatoria, in modo da tenere diritta la radice (senza serrare la pinzetta eccessivamente s'intende!).
Passano i mesi, arriva l'inverno e... le foglie delle pastinache rimangono verdi. Primo perché la serra le preserva dalle gelate, secondo per la battuta d'arresto nella crescita causata dalla siccità estiva.
Ad ogni modo, a gennaio le estraggo dal terreno e, dopo una bella sciacquata, posso cacciarle in pentola per gustarmele.


Pastinache al forno. La parte migliore delle pastinache finisce in forno a dorarsi, tagliata a pezzettoni. Le punte di queste carote bianche, invece, le taglio più minute e le soffriggo per ottenere un condimento dolce per la pasta. Le parti guaste o sporche, infine, finiscono nella ciotola del coniglio, che le apprezza particolarmente.


succulente pastinache al forno...

PS: il prossimo anno ovviamente le risemino, sperando in un'estate più clemente!

PARTE 4 - COLTIVARE LE PASTINACHE

giovedì 7 gennaio 2016

Il mini pc per sfizio, risparmio e riciclo

Il mio "mattone". Avevo bisogno di un computer estremamente compatto, di poche pretese (nello specifico videoscrittura e navigazione web) e che rimanesse acceso per ore e ore senza pesare sulla bolletta. Il BRIX GB-BXBT-1900 fa al caso mio. Risale al 2013, non è proprio una gran novità, l'ho scoperto solo di recente e non ho saputo resistere alla tentazione.
Senza contare che dispone della porta VGA ed è quindi compatibile con i monitor non proprio recentissimi, come l'immenso LG 24MB65PM-B che mi son procurato in contemporanea.

Di piccolo ingombro. Nero e di solido metallo, il mio BRIX (=mattone?), si presenta sobrio ed elegante. Misura all'incirca 10 cm di lato. A mio avviso un computer non deve occupare troppo spazio, insomma, siamo nel terzo millennio!
Tuttavia, le dimensioni compatte limitano il numero delle porte (valutatele attentamente) e, potete constatarlo da voi, se pensate di sbarazzarvi dei cavi allora sbagliate di grosso! Ovviamente con la tastiera e il mouse bluetooth fareste un po' di pulizia.

Risparmio economico ed energetico. A conti fatti un minipc di fascia medio-bassa come questo costa meno che assemblarlo da sé. Intendo assemblarlo da sé da zero. Se disponete già del case e dell'alimentatore (o PSU) allora il discorso non sta in piedi. Ma se non li avete (come me) vi sembrerà un po' assurdo spendere dai 50 ai 100 euro per una scatola forata di alluminio o di plastica e una somma equivalente per un alimentatore di cui devi studiare attentamente i consumi.
A proposito di consumi, sulla carta questo BRIX consuma dai 6 ai 17 watt.


In nome del riciclo. Una cosa che proprio non sopporto è lasciare inutilizzati i componenti ancora funzionanti dei vecchi notebook. Sarebbe meglio ottimizzare le risorse già esistenti a casa. Nel mio caso ho riciclato un vecchio hard disk sata, più lento dei nuovi dischi a stato solido (ma mi sono accontentato) e un lettore dvd esterno per installare i driver, visto che il  BRIX non dispone dell'unità ottica.

Installazione del sistema operativo. E ora si arriva al complicato. Chi è alle prime armi troverà in questo step un ostacolo abbastanza ostico. In termini tecnici questo mini pc è un barebone, privo quindi di hard disk e di conseguenza anche del sistema operativo preinstallato. Esistono due modi per installarlo:
1) caricare l'immagine ISO su una chiavetta usb, dopo aver opportunamente configurato il boot d'avvio nel BIOS
2) inserire l'hard disk in un notebook e avviare la procedura d'installazione di Windows 7 dall'apposito dvd. L'hard disk, ovviamente, va riposizionato nel BRIX prima di installare i driver.
Io ho installato Windows 7 e ho provato anche Ubuntu (senza installarlo veramente). Entrambi sembrano funzionare a dovere. Alcuni lamentano problemi con Linux, d'altronde il BRIX è stato testato dalla Gigabyte esclusivamente con i sistemi Microsoft.

Dilemmi d'acquisto. Volendo potevo acquistare una mini scheda madre con il medesimo processore, per assemblare così un minipc simile, ma che dispone di molte più porte ed è più flessibile. Tuttavia mi sarei dovuto procurare a parte l'adattatore e il case, come già detto. Della stessa marca si può risparmiare ulteriormente, ovviamente a discapito delle prestazioni (solo sulla carta a leggere alcune opinioni, visto che il processore Celeron N2807 è più moderno) ma con un consumo ancora inferiore. 
All'inizio puntavo ai NUC di Intel (quello qui sotto ha il sistema operativo già installato, ram e piccolo HD, motivo del sovrapprezzo), purtroppo non mi piaceva lo stacco cromatico, una minuzia se considerate il valore della marca. Il Zotac contiene all'interno addirittura la scheda video. Se poi desiderate il minipc per eccellenza, allora il Minix Neo Z64 è uno dei più consigliati da collegare al televisore.
L'assortimento di minipc è vasto, tutto dipende da quanto siete disposti a spendere (il prezzo dipende in larga misura dalla potenza del processore).

Trovo adorabile il pulsante d'accensione...
Con circa 180 euro mi sono fatto un computer, mica male. Il processore J1900 (Intel) non sarà scattante come i più blasonati (e costosi) fratelli maggiori, ma è snello e lavora adeguatamente con almeno un banco di ram DDR3L da 4 gb. Gira anche Photoshop CS5, per dire, con un attimo di pazienza. Ovviamente con questo assetto siamo quasi al limite: se per caso rimediate un virus o fate troppe operazioni contemporaneamente, ve ne accorgerete subito. Va usato con criterio.

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.