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lunedì 29 marzo 2010

[approfondire] La forza del buon senso. I difetti della legge.


“È il buon senso che ci rende Uomini.”
(Malcolm Wallace, Braveheart)

Gli uomini crearono la legge perché senza si sarebbero sbranati.
L’uomo è palesemente bacato. Tutti gli esseri umani hanno tratti di incoerenza, di assurdità. Il buon senso quasi non esiste più. Basta poco per accorgersene. Per esempio, chi ha la fortuna di nascere sano si dà al fumo o all’alcool, o si butta nel vuoto legato all’elastico, o considera gli 80 km/h la velocità minima in curva… solo perché “fa figo”, solo perché si sente giovane e “non gliene frega niente”. È una follia “livellatrice”: i sani tornano al livello dei più sfortunati e l’aspettativa di vita di entrambi viene così a pareggiare.
Così gli uomini di un tempo, consapevoli della propria situazione, crearono la legge per cercare di mettere un po’ di ordine, per imporre dei divieti per il bene della comunità.
Ma la stessa legge presenta errori di esecuzione.
Chi esegue i regolamenti è un semplice essere umano, ed è bacato come tutti gli altri. Quindi la legge sottostà ai criteri di valutazione di un esecutore non adeguato al compito. La conoscenza del diritto non serve a nulla se non hai il buon senso e l’obiettività dentro di te.
La legge è monito soltanto per gli onesti. Il cattivo se ne sbatte dei divieti, lui agisce e va incontro al suo destino. Se il cattivo viene preso viene tutelato come l’onesto. Per assurdo la legge diventa un limite esclusivamente per le azioni degli onesti. L’onesto deve stare attento ad autodifendersi perché basta veramente poco a invertire i ruoli, agli occhi della legge. L’onesto non può manifestare con azioni forti un pensiero giusto che migliorerebbe la situazione, diventerebbe un sovversivo anche lui. Troppe volte il buon senso finisce per scontrarsi con la legge.
La legge viene seguita nei suoi infiniti “meandri burocratici” soltanto dagli onesti. Invece, tutte le scappatoie che la legge nasconde sono le scorciatoie che usa il cattivo per farla franca. Il cattivo e il suo avvocato imparano a memoria la legge, per individuare ogni “appiglio”, ogni frase dal significato interpretabile.

La legge non servirebbe a niente se solo avessimo un po’ di buon senso.

La definizione del Vocabolario Treccani:
buonsènso (o bonsènso; più com. buòn sènso) s. m. [calco dell’espressione fr. bon sens]. – Capacità naturale, istintiva, di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche: un uomo pieno di b.; anche in esclam., un po’ di b., che diamine!; ma è questione di b.!; Il B. che fu già capo-scuola, Ora in parecchie scuole è morto affatto (Giusti); il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune (Manzoni): dove con «senso comune» il Manzoni intende l’opinione della maggioranza in contrasto con la saggezza istintiva dei singoli. Talora però b. è usato in sign. non molto dissimile da quello di «senso comune». 

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L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.