blog paralleli

martedì 30 novembre 2010

[disegno] Immortalare un orso e un cervo. La scontro tra i re della foresta

Volevo realizzare un disegno per mio padre, che ha una grande passione per la caccia e gli animali selvatici.
Cosa disegnare? Risposta facile facile: un cervo e un orso, le creature più ambite dai cacciatori. E poi bisogna trovare una storia da esprimere, perchè disegnare dei soggetti normali in pose ancora più normali (che si possono teoricamente fotografare) non ha senso. Occorre, quindi, una situazione un po' estrema o fantasiosa.


Il Padre del Principe (The Father of the Prince)
orso cervo disegno
tavoletta grafica Wacom Volito 2, Corel Painter IX, matita coprente
stampa 20 per 30 cm, la galleria dei miei disegni in chiaroscuro

Il titolo originale era I Re della Foresta, ma era troppo scontato e non riusciva a focalizzarsi sul cerbiatto.

Sono occorsi un po' di studi sulle foto degli animali in questione e vari tentativi per riuscire a riprodurre i protagonisti abbastanza bene. Il cervo è possente, più di quanto lo possa essere in realtà, ma d'altro canto deve tenere testa a un imponente esemplare di orso bruno. Questo è così grosso e ingombrante al punto da sconvolegere la natura che lo circonda. Le sue artigliate martoriano il corpo dell'avversario.


Ritornando sulle discutibili zampe possenti del cervo, ora le collego a una favola letta in passato. Quella del cervo, per l'appunto, che si vergognava delle proprie zampe sottili, andando fiero, invece, delle sue corna imponenti. Ha modo di ricredersi: inseguito dalle belve riuscirà a scappare grazie proprio alle sue zampe gracili ma velocissime. Le tanto decantate corna, al contrario, lo fanno intralciare nel sottobosco.
Favole (interessantissime) a parte, la scena rappresentata è puramente drammatica, non ho le conoscenze per sapere se un cervo affronti o meno un predatore invece di scappare, anche in una situazione del genere.


Il Padre del Principe è caricato sul sito dei disegni in chiaroscuro.

Vedi anche:
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domenica 21 novembre 2010

[disegno] Gerusalemme, la Città del Cielo. Due angeli sulla scala del Paradiso

A un regalo rispondo sempre con un altro regalo. 
Ne ho ricevuto uno dalla Terrasanta e quindi dovevo ricambiare con un altro a tema.
Mi sono dato una letta su Wikipedia sugli elementi caratterizzanti della città di Gerusalemme e... ecco il risultato, un disegno in chiaroscuro caricato sul mio sito personale:

Gerusalemme, la Città del Cielo ( City of Heaven )
gerusalemme angeli sepolcro
tavoletta grafica Wacom Volito 2, Corel Painter IX, matita coprente
stampa 30 per 20 cm, galleria dei miei disegni in chiaroscuro

Il titolo si collega a Kingdom of Heaven (Regno dei Cieli), il titolo originale del film Le Crociate.


Gerusalemme
Sulla parte destra ho steso sulla carta una visione molto artistica di Gerusalemme (non fedele alla realtà, ma ho prestato attenzione alle prospettive). In essa figurano i suoi elementi caratterizzanti, strutture architettoniche enfatizzate dal colore.
La Basilica del Santo Sepolcro è in primo piano, ma del resto li disegno è riservato a una cristiana.
La Cupola della Roccia si eleva sul Monte del Tempio, dal quale (altra licenza personale) parte la Scala del Paradiso, quella sognata da Giacobbe nella Genesi (che però si trova in Mesopotamia). Accanto alla moschea ho raffigurato il cavallo alato di Maometto. Secondo il Corano il profeta legò la cavalcatura lungo il Muro Occidentale, prima di ascendere in cielo.
Il Muro del Pianto fa da collegamento ai due elementi precedenti.


Angeli
Gli angeli musicisiti: metà del disegno appartiene a loro. Sono una copia delle statuine qui a fianco.
Nel tentativo di non  focalizzarmi su una religione anziché l'altra ho preferito raffigurare queste creature, ricorrenti in ciascuna fede. Si possono notare le loro ali, che ho reso smisurate e che fanno da cornice. Stanno sulla scala di Giacobbe, che a sua volta è sostenuta da alcuni cavi che partono verso il cielo.
Infine, il sole che sorge dalle nuvole offre un richiamo alle cupole.


Aggiornamento: correzione disegno 7/1/2012
Ho corretto le dita dell'angelo violinista, ridisegnandole in una posa più indicata all'attività eseguita.

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giovedì 18 novembre 2010

[bricolage] Pulire il ferro da stiro della nonna




La mamma ha tirato fuori un vecchissimo ferro da stiro, per limitare l'uso di quello elettrico. Questo "blocco di ferro" si appoggia sulla superficie arroventata della stufa e poi, una volta caldo, è pronto per l'uso. Nella parte posteriore ha due spinotti per essere collegato alla rete elettrica, ma dubito che funzioni ancora dopo tutti questi anni e tutta la ruggine che ha sopra e dentro.



Cosa ci occorre per rimetterlo a nuovo? Carta vetrata, spugnetta metallica, una spatola (o anche il piatto di una lama di taglierino e così via), olio (e anche tanto olio di gomito) e dello sgrassatore.
Provo a spolverare i recessi con uno spazzolino ma lo strato di povere e di ruggine è fortemente ancorato. Uno spazzolino con le setole metalliche sarebbe senza dubbio più funzionale.
Allora vado di spugnetta metallica e del piatto del taglierino. Dopo un'ora abbondante ho ragione del grosso dello sporco. Consiglio di lavorare dentro un contenitore perchè sporcherete con schizzi di ruggine qualsiasi cosa intorno a voi.

Dopo una controproducente - ma indispensabile - lavata sotto il rubinetto passo alla carta vetrata inumidita con olio di semi. Meglio grattare all'umido che a secco, così eviterete di fare polvere e di respirarla. Inoltre la ruggine si scioglierà.
La maniglia, per fortuna, è molto più facile da pulire. La vecchia vernice si "sfoglia" facilmente scavando con il piatto della lama.

Stesso trattamento per la maniglia di legno, coperta dallo strato di sporco sedimentato.








Per pulire la parte inferiore del ferro ho versato una goccia di olio sulla carta vetrata pulita e l'ho "stirata". Ho ripetuto l'operazione tre volte.
 


Ho spruzzato dello sgrassatore ovunque per togliere l'unto e l'ho asciugato con uno straccio.
E infine ecco qua il vecchio ferro da stiro. Pronto all'uso. Il rosso ruggine si è trasformato in un bel colore ferro brunito. Accettabile, direi.
Il risultato può migliorare se si continua con l'azione pulente.





martedì 16 novembre 2010

[società] La pubblicità al telefono è legale? Ancora per poco...



AGGIORNAMENTO DEL 01/02/2011: NON VI SIETE ANCORA ISCRITTI AL REGISTRO PUBBLICO DELLE OPPOSIZIONI? FATELO SUBITO!

Ricevo almeno una telefonata pubblicitaria al giorno. Dai tappeti, a servizi internet o di telefonia, al nuovo ristorante cinese. Ovviamente si tratta di una consuetudine che definirei irritante. Zero educazione da parte degli operatori. Orari che variano dalla prima mattina, al pranzo, alla pomeriggio inoltrato, quasi sera. 
Non basta l'onnipresente pubblicità televisiva? I cartelloni per strada? Quelli più piccoli sull'autobus?

  • capire il fenomeno: il telemarketing
  • quando ti capita l'operatrice sbagliata...
  • la pubblicità automatica
  • la presunta soluzione al problema
  • come sono entrati in possesso del mio numero?
  • la pubblicità telefonica è legale?
  • la reazione dell'Associazione Consumatori

Capire il femomeno.
Alla base del fenomeno c'è il cosìdetto telemarketing.
Tale attività consiste nel contatto telefonico diretto, svolto mediante operatori commerciali, fra le aziende e la potenziale clientela. La finalità di questo contatto è in ogni caso di tipo commerciale, e consiste nella vendita telefonica di beni oppure, più spesso, nella pubblicizzazione commerciale delle attività e dei prodotti aziendali. In alcuni casi la telefonata si conclude con esito positivo, con l'individuazione di un appuntamento di vendita presso il domicilio del cliente o presso gli uffici commerciali dell'azienda. In tutti gli atri casi (molti di più) la faccenda si risolve schiacciando la cornetta sul telefono e con tanto nervosismo.


Quando ti capita l'operatrice sbagliata...
Che non capisce che quando metti giù è perchè non vuoi ascoltare il suo messaggio promozionale, non perchè cade la linea per qualche motivo di natura tecnica. Così richiama subito (impiega un secondo: il tuo numero sta sul suo computer, le basta premere un pulsante). Dopo che la linea cade di nuovo (accidentalmente, diciamo) richiama ancora. Stavolta le rispondi: "Pronto?" Lei: "Arrivederci" e mette giù. Probabilmente per lei è un gioco. Tanto non vedo il suo numero, non so chi è.
Un rimedio è la formula "Pronto, con chi parlo?" e insistere finchè non abbiamo le generalità del guastafeste. Proverò la prossima volta.


Quando ti chiama una voce automatica...
Dalla padella alla brace. Una presa in giro. Non c'è più nemmeno l'operatore umano. Hanno immesso il tuo numero nel database, nelle mani di un programma, dotato di voce pre-registrata (come quella del supporto tecnico del vostro cellulare). Una volta che alzate la cornetta si attacca il nastro. Vi parla e vi invita a pigiare i tasti...
Situazione irreale. Sembra un film di fantascienza. I robot che parlano al telefono. 


La presunta soluzione:
La soluzione del problema sembra molto semplice. Sono entrato nella pagina area clienti di 187.it, convinto che, tacitamente, avevo dato il consenso all'uso del mio numero per finalità commerciali. Tuttavia, come vedete nell'immaigine in alto, tale permesso è stato negato.
Come vedete nell'altra immagine, si può compilare un form per segnalare le telefonate moleste.
Da quanto sembra, allora, la radice del problema non è il trattamento dei dati personali (o almeno, nel mio caso non lo è). Posso dedurre che le aziende che mi telefonano raccolgano dei numeri a caso o tramite intermediari. Questo è uso improprio di dati personali.


Come sono entrati in possesso del tuo numero?
Domanda più che lecita.
  1. A volte li avete contattati voi per primi, magari per assistenza tecnica.
  2. O magari avete fornito loro il vostro numero, partecipando alle loro ingannevoli estrazioni di premi (ai supermercati tipo). Sul cartellino avete inserito, tra i vari dati, anche il vostro recapito telefonico.
  3. Non bisogna dimenticare che questi archivi di numeri telefonici vengono ceduti (venduti) a terzi.Quindi si lucra sui vostri dati personali.

Legale o non legale?
Era legale, fino al 31 dicembre del 2009, grazie al decreto "Milleproroghe". Questo prevedeva, inoltre, che possono venire contattati gli utenti inseriti nelle banche dati costituite sulla base degli elenchi telefonici precedenti al 1 agosto 2005.
"Il decreto "Milleproroghe", di recente convertito in legge, stabilisce che i numeri di telefono e gli indirizzi presenti nelle banche dati costituite sulla base dei vecchi elenchi telefonici sono utilizzabili per fini promozionali fino al 31 dicembre 2009 da coloro che hanno creato tali banche dati precedentemente al 1 agosto 2005."
"Il mancato rispetto del provvedimento comporta una sanzione amministrativa che va da 30 mila a 180 mila euro e che, nei casi più gravi, può raggiungere anche i 300 mila euro."
Visto l'andazzo della nostra politica sono abbastanza sicuro che questa proroga sia in vigore anche per quest'anno.


Interviene l'Assiociazione dei Consumatori
Contro il telemarketing aggressivo viene formulato e approvato il "Regolamento delle opposizioni" che dà la possibilità, a chi ne fa richiesta, di venire escluso dalle pubblicità telefoniche e dalle ricerche di mercato.
Un po' di tratti salienti:
"Entrerà in vigore il 17 novembre 2010 il Regolamento che istituisce il Registro pubblico delle opposizioni al telemarketing. Il Regolamento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 novembre 2010, istituisce un elenco che accoglierà tutti gli abbonati telefonici che non desiderano essere contattati telefonicamente a fini commerciali o promozionali. A gestirlo sarà il Ministero dello Sviluppo Economico che potrà affidarne la realizzazione ad un soggetto terzo."
"Entro 90 giorni dal 2 novembre 2010, il Ministero o il soggetto affidatario del contratto di servizio dovranno predisporre ed attivare le modalità tecniche ed operative di iscrizione al registro da parte degli abbonati. Precedentemente saranno svolte le operazioni di consultazione dei principali operatori e saranno attivate le modalità di accesso al Registro per gli stessi."
"Secondo l'Aduc accadrà questo: "se entro 90 giorni il Registro non sarà operativo (facile che avvenga, vista la carenza di fondi) gli utenti dovranno fare la comunicazione al proprio gestore telefonico, dicendo non voglio ricevere telefonate commerciali. E sarà come affidare la chiave della porta di casa allo svaligiatore, la password del proprio indirizzo di posta elettronica agli spammer"." 


(da http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=30263)

domenica 14 novembre 2010

[disegno] Autoritratti con la webcam: uno da pirata e uno più classico



Eh sì, avete capito bene, mi sono autoritratto con l'ausilio di una webcam.
A sinistra avevo la finestra di Corel Painter per disegnare con la tavoletta Volito2 della Wacom e a destra la schermata della webcam che registrava.


tavoletta grafica Volito 2, Corel Painter IX, matita coprente

Il primo autoritratto a destra
Ero abbastanza svogliato quella volta, la decisione è stata presa durante la stesura di un disegno molto più impegnativo e lungo (La Città del Cielo) per fare una pausa. Il disegno originale era più astratto e totalmente diverso. In pratica ne rimangono solo le occhiaie (fortemente accentuate perchè la scena era più tetra).

A sinistra il secondo autoritratto
Sicuramente più riuscito l'autoritratto successivo, nei panni di un pirata, con un simpatico merlo sulla spalla. 

I due autoritratti compaiono nel mio sito personale dei miei disegni in chiaroscuro.

Vedi anche:
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lunedì 8 novembre 2010

[significato] Erithacus: pettirosso o cenerino? Le leggende del pettirosso


"Erithacus"
Se lo cercate su Google compare in primis il pettirosso, detto Erithacus rubecula, ma anche il cenerino, detto Psittacus erithacus. Come è possibile? Sono lontani parenti, forse? Direi di no, a vedere le foto:



Bisogna fare un'importante distinzione:
  • il pettirosso appartiene al genere Erithacus e alla specie Erithacus rubecula (Linnaeus 1758). Questo genere di volatili è stato creato dal naturalista francese Georges Cuvier, nel 1800. In esso rientrano gli uccelli cosidetti "acchiappamosche" che hanno le sembianze del tordo. Oltre al pettirosso include l'usignolo. Traduzione da: "The Genus Erithacus consists of a group of thrush-like true flycatchers and in addition to the robin, includes species such as the nightingale and the Old World chats." (http://animals.about.com/od/passerine1/p/europeanrobin.htm)
  • il cenerino appartiene al genere Psittacus e alla specie Psittacus erithacus (Fraser 1844).
Quindi non ci sono collegamenti tra le due specie. Devo presupporre che Erithacus (che non si trova sul vocabolario di latino) significa "insettivoro" o "che si alimenta di nettare" (dal latino erithace = nutrimento dalle api), visto che un punto in comune tra i due volatili è l'inclusione nella dieta di insetti e il secondo anche di nettare.



Il ruolo del pettirosso nell'immaginario europeo.
Il pettirosso è un un simbolo fortemente inserito nel folklore britannico e francese, e, in misura minore, in tutti gli altri paesi d'Europa.
  • Per la mitologia dei Normanni il pettirosso era considerato sacro a Thor, il dio del tuono, accostandolo alle nuvole di tempesta. 
  • Più recentemente è stato associato al Natale, assumendo un ruolo dominante in molti biglietti natalizi fino alla prima metà del diciannovesimo secolo. Un vecchio racconto popolare britannico, associato al cristianesimo, spiega la particolare colorazione del petto rosseggiante. Quando Gesù stava morendo sulla croce, il pettirosso, che era di colore marrone, si accostò al morente e cantò nel suo orecchio per alleviare il suo dolore. Il sangue sporcò il petto del volatile e da quel momento tutta la specie ha avuto impresso il marchio del sangue di Cristo.
  • Una leggenda alternativa, sempre cristiana, vede il petto del pettirosso ustionato dalle acque del Purgatorio mentre andava a prendere le anime dei morti.
  • Il pettirosso è diventato l'emblema dei postini inglesi dell'epoca Vittoriana, essendo loro stessi chiamati Robin e vestiti con uniforme rosse.
  • Nel 1960, il pettirosso è diventato l'animale simbolo del Regno Unito.
  • Il pettirosso figura nel racconto tradizionale per bambini Babes in the Wood, nel quale i volatili ricoprono con le foglie secche i corpi dei bambini, uccisi nella foresta (immagine).

Molti cercano leggende e credenze...
Il pettirosso ha un comportamento imprevedibile. Definito comunemente socievole con gli uomini, non si avvicina a tutti. Può mantenersi a distanza, schivo, per poi allontanarsi, cantando. Gli esemplari di città generalmente sono più abituati alla presenza umana e possono anche intrufolarsi dentro casa vostra, se lasciate la finestra aperta.
Il simpatico animaletto attira molta attenzione per la vistosa macchia rosseggiante sul petto e forse se ne rende conto anche lui.


domenica 7 novembre 2010

[approfondire ] I noiosi strategici.



I giochi strategici ( RTS, dall'inglese Real Time Strategy, e MMO, Massive Multiplayer Online game) consistono nel gestire una città o uno stato (Civilization)  in una particolare epoca storica (Empire Earth, Age of Empires), mitologica (Age of Mithology), fantasy (The Battle for Middle Earth) o fantascientifica (Dawn of War).
Esistono due tipologie: i titoli Build&Destroy dove economia, diplomazia e guerra si fondono e quelli prettamente di strategia militare (serie Total War o Dawn of War 2)

Esistono, inoltre, varianti sintetizzate all'osso, da giocare esclusivamente online (Ikariam, Ogame), a volte con i tratti dei giochi di ruolo (Empire Craft)


Perchè attirano: 
  • è come giocare ai soldatini. Qui li vedi "vivi" e sopratutto non hai bisogno di costruirli o di colorarli. O, ancora più difficile, trovare un altro giocatore sportivo con cui giocare
  • da alcuni genitori vengono considerati giochi intelligenti, per ripassare la storia, o allenare il cervello a fare rapidamente dei calcoli. C'è poca violenza. Devo ammettere che, in parte, questo è vero
  • micromanagement: ogni singola squadra dei vostri eserciti infiniti può essere personalizzata con le armi migliori, o il comandante più esperto, la bandiera che non vi farà scappare
  • esistono titoli storici che riprendono avvenimenti effetivamente accaduti, o che percorrono realtà alternative, puntando molto sul realismo, come World in Conflict


Perchè lasciarli perdere:
  • a lungo andare emerge una forte monotonia di gioco. C'è poca varietà. Gli step, i passaggi di gioco, sono sempre i soliti: costruisci, evolvi le tecnologie, arruoli soldati e combatti il nemico
  • perdita di tempo colossale, soprattutto nel genere "costruisci e distruggi" (build&destroy) perdi due ore a evolverti al massimo, sclerando nelle soluzioni migliori per avanzare più rapidamente, giocando nell'ansia. Nei cinque minuti seguenti si risolve tutta la partita
  • nel multiplayer c'è sempre qualcuno più veloce di te e che, matematicamente, ti sconfigge, indipendentemente dalla strategia. Un, controsenso, no?
  • il gioco diventa una cacofonia insopportabile di allarmi, avvisi... ogni cittadino ti deve informare che la casetta è finita, che sta per venire sbranato da un lupo di passaggio e così via. Stress colossale.
  • credi di comandare qualcuno, di esaudire le tue manie di comando... Invece sono loro che controllano te.
  • impieghi ore per evolverti al meglio e poi schiacciare il nemico...e poi? Cos'hai in mano? Hai sconfitto un anonimo quattordicenne che abita dall'altra parte del mondo? E allora? Questo è il senso della tua vita?




[approfondire] I sanguinari sparatutto.




I videogiochi del genere sparatutto (o FPS, dall'inglese First Person Shooter, Sparatutto in Prima Persona, e ACTION, in terza persona) attirano per la loro immediatezza, per la loro azione al 1000%.
Il giocatore impersonifica uno sfortunato marine (Doom o Quake), o un eroe molto improvvisato, tipo uno scienziato (Half Life), che si incammina nei tetri meandri di un ambiente decisamente ostile e spesso terrificante. Altrimenti si ricorre a un semplice soldato (Call of Duty), a un terrorista (America's Army, Counter Strike), e in qualche caso anche a un mostro che va a caccia di uomini (Quake Wars).
Mentre alcuni titoli sono prettamente da singleplayer altri sono da giocare esclusivamente online (serie Battlefield).
In alcuni, poi, si dà molto risalto alla tattica, al comando di una squadra, il cui apporto sarà fondamentale (Brothers in Arms).


Perchè attirano:
  • come già sottolinea il genere, si combatte in prima persona. Più catturati di così si muore (letteralmente). Noi vediamo quelle vede il personaggio, spariamo con le armi che possiede, gridiamo parole che lui direbbe al nostro posto, difendiamo la sua vita e... facciamo i salti sulla sedia!
  • l'atmosfera ti cattura come se ti facesse vivere un fillm horror; la sfortuna e gli eventi più improbabili si accanniscono contro di te ma hai a disposizione un arsenale per contrastarli
  • la colonna sonora accompagna ogni momento dell'azione, in maniera costante in questo incubo virtuale. Ne esistono di diversi tipi ma spesso è musica dura come Descent into Cerberon, di Doom 2. Alimenta il nostro "stato di trance"
  • ci sono diverse varianti: dal puro combattimento uno-solo-contro-l'intero-inferno a quelli più tattici, in cui si comanda una squadra, più ragionati
  • nei titoli da giocare online più giochi e più diventi forte. Simbiosi con i giochi di ruolo. Aumenta il tuo rank, la tua reputazione, puoi comprare nuove armi ed equipaggiamenti
  • si dice che questi titoli siano distensivi per i nostri nervi, siano valvole di sfogo per lo stress.

Perchè lasciarli perdere:
  • il single player nei primi momenti è un crescendo di azione/paura ma superata la prima fase il titolo non riesce più a regalare le stesse emozioni e il tutto diventa macchinoso. Si va avanti solo per il scoprire il finale della storia, che, capirete anche voi, quasi sempre è una cosa estremamente banale...
  • finito il singleplayer incontrete una grossa delusione: il multiplayer. Lo scenario di gioco, prima avvincente perchè fuso ad hoc con la storia, ora è diventato il frenetico campo di battaglia di giocatori umani (inclusi i fastidiosi noob, i nuovi). Inutile rimarcare che questi non rispettano i tempi di un'esperienza cinematografica come l'esperienza singleplayer. Troverete solo un combattimento confuso, macchinoso, opportunista, isterico direi 
  • nel caso lo scenario resti avvincente resta sempre in numero limitato... lo giocherete dieci volte e poi ne conoscerete ogni angolo. La suspence va a farsi benedire
  • le vostre performance nel multiplayer dipendono quasi esclusivamente dalla velocità della vostra connessione. Potete essere bravi fin quanto volete. Se il pinco pallino davanti a voi ha un ping inferiore al vostro (quindi ha tempi di risposta minori dei vostri ) vi ammazza
  • il tasso di violenza è portato all'eccesso, allo splatter
  • essere forti nel gioco non significa essere un vero guerriero nella realtà. Il mestiere del soldato comprende una marea di attività totalmente esterne allo sparare all'impazzata.

[approfondire] I giochi di ruolo e il vostro alter ego.



I videogiochi di ruolo ( o MMORPG, dall'inglese Massive Multiplayer Role Play Online game) rappresentano l'apice della dipendenza da videogame.
Se un tempo si giocavano anche senza connessione a internet (Baldur's Gate, The Sims) ora, invece, questa è fondamentale (Anarchy Online, World of Warcraft, Archlord).
Rispetto ai titoli passati, che si vedevano dall'alto, come gli strategici, ora la visione del gioco è in terza persona (ACTION)
Questi titoli sono l'evoluzione digitale dei classici giochi da tavolo, tanto in voga alcuni decenni fa (Hero Quest).


Perchè attirano:
  • elevata personalizzazione del nostro alter ego. Ciò ci consente di creare l'eroe che più si avvicina al nostro immaginario, ai nostri desideri
  • più si gioca e meglio è. Diventeremo più forti, ci faremo rispettare dagli altri giocatori, subiremo meno danni dagli attacchi nemici
  • il mondo è pieno di oggetti da cercare, i famosi item. Non potete farne a meno. Consistono in armi, armature, oggetti comuni, strumenti di artigiano, gemme preziose. Altrimenti dovrete costruirli voi partendo dalle materie prime: alcune armi hanno bisogno di decine, centinaia o addirittura più oggetti da trovare e fondere insieme
  • spesso c'è poca violenza: i fendenti sono archi di luce e il sangue è assente. Male che vada, si risorge sempre
  • i giocatori si riuniscono in clan, o gilde: gruppi affiatati grazie ai quali è più semplice risolvere le avventure (o le guerre intestine)
  • oltre al combattimento si dà molta importanza al commercio, al baratto.

    Perchè lasciarli perdere:
    • rispetto agli sparatutto non si riesce a immedesimarsi nell'azione. C'è poca spettacolarità nel gioco, si punta più sui colori vivaci, sul rumore dei fendenti delle armi, sulle grida del guerriero. Tutto ciò è compleamentare alla fantasia del giocatore. Tutt'al più si prova una responsabilità economica e sociale per le "proprietà" del nostro personaggio. Sarebbe meglio prendersi cura di noi stessi e di chi ci circonda, se proprio...
    • il gioco diventa una eterna chat con gente fissata quanto voi (o di più). Si riduce tutto a una misera chat... incredibile, no?
    • i giochi di ruolo, sinteticamente, sono una gara collettiva a chi diventa il più forte. Chi ha iniziato prima di voi è in vantaggio, è matematico. Inutile giocare più di lui per tentare di rimontare. Potete sperare che lui abbandoni e smetta di giocare. In questo caso resta ancora in vantaggio
    • colossale perdita di tempo. Dobbiamo percorrere a piedi centinaia di chilometri, impiegandoci il tempo reale. Meglio una passeggiata con il cane...
    • si gioca a un MMORPG per che cosa, fondamentalmente? Inutili quest, cioè avventure ripetitive. Infinite. Di una banalità estrema. Ce n'è una sola, importante, ma non rientra in quelle del gioco: disinstallare tutto.

    giovedì 4 novembre 2010

    [comportamento] I videogiochi che creano dipendenza.

    Alcuni videogiochi provocano dipendenza
    Scrivo alcuni videogiochi e non tutti i videogiochi provocano dipendenza, perchè soltanto quelli ben fatti ci riescono. Malgrado segua con particolare interesse alcuni aspetti del mondo videoludico, come ho spiegato in questo intervento,  non posso esimermi nell'ammonire chiunque di questa conseguenza, negata dai più.


    • pensate ai danni colaterali
    • videogiochi: si tratta di vera e propria dipendenza
    • perchè si fa la muffa davanti al computer
    • i generi più a rischio?
    • mettiamo in chiaro un paio di cose
    • le reazioni delle vittime
    • conclusione: c'è una soluzione?

    Danni collaterali
    Oltre a bruciarvi gli occhi, logorarvi l'anima e provocarvi qualche sindrome di tunnel carpale, ricordiamoci che giocare al computer è la maniera migliore per fondere i componenti fondamentali di quest'ultimo. Oltre a distruggere il mouse a furia di uccidere mostriciattoli o di sbatterlo in giro perchè lo si reputa colpevole delle nostre sventure, le schede interne vengono messe a dura prova dai giochi, che pretendono sempre il massimo. Il surriscaldamento è quotidiano, sempre più vicino alla "temperatura di fusione", nonostante le ventole diano il meglio di sé.
    Parlando di risparmio energetico, un comune portatile non consumerà più di 50 Watt all'ora se utilizzato per navigare sul web o compilare un documento. Se però vi mettete a giocare con un titolo tosto il consumo salirà quasi fino a 200 Watt. Da moltiplicare per tutte le ore che starete davanti al monitor.


    Giocare diventa una vera e propria dipendenza
    Certo, al contrario di droghe, sostanze affini, sigarette e via dicendo, l'astinenza non provoca stati di angoscia profonda e turbe di vario genere. Piuttosto un marcato senso di ansia e di irritabilità.
    Nonostante ciò si presentato molti degli altri sintomi.
    Dipendenza. Si sente forte il bisogno di proseguire con l'avventura. Il nostro alter ego ha bisogno di noi, così come lui ha bisogno della nostra attenzione.
    Alterazione psico-fisica. Si arriva a giocare anche di notte. Momento ideale privo di genitori rompiscatole. Anzi, a quell'ora si può giocare con i player americani, più educati degli europei. Quindi si dorme di giorno, con un conseguente squilibrio dei ritmi naturali del proprio organismo.
    Stare ore e ore seduti davanti a un computer, spesso in posizione scorretta, provoca danni alla nostra struttura scheletrica. Se la passione per i videogiochi è accompagnata anche dall'astinenza di esercizio fisico la situazione non può che aggravarsi.

    Se qualcuno disturba il giocatore intento nel giocare, allora scatterà la sua reazione isterica e totalmente esagerata. 
    Sensazione di evasione. Immergendoci in un videogioco cominceremo a perdere i contatti con la realtà, focalizzandoci su quella virtuale e finta, apparentemente più appagante.
    Qualcuno ci guadagna sempre. Le case produttrici dei videogiochi lucrano sulla dipendenza degli appasionati. Questi, estenuati, giocano a più non posso, a volte pagano un canone mensile, a volte, non riuscendo ad arrivare in cima alla classifica, hanno un'ultima carta da giocare: spendere soldi veri per comprare qualche "asso nella manica".

    Perchè non si riesce più a smettere di giocare?
    Giocare diventa un appuntamento quotidiano, di primaria importanza. Ti sei autoimposto di badare alla tua seconda vita. Il tuo alter ego deve interagire con gli altri giocatori, deve comprare nuove armi, devo forgiarne da sè altre, deve diventare più forte, conosciuto, deve vendicarsi di chi l'ha ucciso precedentemente. Deve continuare a vivere, deve mantenere intatta la propria reputazione, in poche parole. Al prezzo della tua vera vita.
    Il pensiero che ti assilla è: non posso smettere di giocare, altrimenti a cosa sono servite tutte le ore giocate fino a ora? Tutto buttato nel cesso?

    Videogiochi che creano dipendenza: esiste un genere in particolare?
    No, i generi variano. I più popolari sono:
    Li ho analizzati uno per uno negli approfondimenti. 
    Online o single player? Solitamente parlo del gioco online. Ciò che offre il gioco senza una connessione è affare di ore, o di qualche giorno al massimo. Dopo un po' è normale smettere di giocare, vien da sé. Ovviamente è meglio non generalizzare. Alcuni titoli strategici, come Civilization, o Total War, hanno la loro lunga durata.

    Mettiamo in chiaro un po' di cose
    Con i videogiochi la gente cerca di evadere, di interagire in un mondo, che, al contrario di questo, sembra alla sua portata.
    Tuttavia si tratta sempre e solo di passività. Si gioca in mondo con regole già scritte, percorsi fissati da altri. L'immaginario non è il nostro, ma dei creatori che tentano di manipolarvi, di stupirvi, di offrirvi qualcosa di magico. Per abbindolarvi, ovviamente.  
    Il fattore gruppo alimenta la situazione di appagamento. Non siete soli, siete circondati da centinaia (se non migliaia) di persone, dal loro deciso convincimento. Penserete: "Possibile che siamo stati presi in giro tutti quanti?" Dovete considerate un aspetto importante: molte delle persone che vi circondano sono più giovani di voi, o hanno un lavoro noioso o una condizione di vita che li costringe a passare gran parte della giornata attaccati al computer. O una rendita altisonante dai genitori che permette loro di vivere così. Non fatevi influenzare dalle loro opinioni. Voi siete i primi a dover uscire da queste circolo vizioso.


    La reazione delle vittime quando fai loro presente la loro condizione.
    Si manifestano, più o meno, nelle seguenti formule:
    1. Negano, negano e ancora negano (reazione isterica annessa). Con gli altri, ma lo ammettono a se stessi. Stanno facendo la muffa davanti al computer, ma, dentro di loro, la parte consapevole e decisa a rimediare è sottomessa da quella rassegnata e abitudinaria.
    2. Se ne escono con: "Ognuno ha i suoi passatempi. Chi gioca a pallone e chi gioca al computer. Io almeno non mi spacco le gambe. E poi non fumo, non bevo..." E così via. Il discorso fila. Non è facile ribattere.
    3. Altrimenti ribattono: "Esiste qualcosa di veramente serio in questo mondo? Basta vedere il marcio della politica!" Una visione disincantata e parzialemente vera, maturata durante ore e ore di gioco e riflessioni.
    Conclusione: c'è una soluzione?
    Non sono ottimista. Ci sono due strade. Si può pensare di vendere il proprio personaggio a qualcuno e riavere indietro almeno un rendiconto economico, seppur minimo, considerando l'ammontare delle ore giocate.
    Altrimenti è obbligatorio staccare immediatamente. Soluzione drastica. Chiudete tutto, disinstallate il gioco e usate il computer per cose più utili a noi stessi, creative. Pensate alla corrente risparmiata.
    Ricordiamo di usare un computer per fare faccende serie. Per giocare basta mettere le scarpe da ginnastica e prendere un pallone, o altrimenti delle carte da gioco, dei soldatini, ect ect. Dobbiamo essere attivi, non essere schiavi di qualcosa.
    Se vogliamo rimanere qualche ora davanti al pc, esistono programmi per fare qualunque cosa: potete scivere e pubblicare un libro, potete dipingere con una tavoletta grafica, potete comporre una canzone, o un cortometraggio.
    Meglio ancora, bisogna entrare in sinergia con le altre persone. Tuttavia il computer e internet non aiutano molto in questo senso, ancora per il momento.


    L'autore

    L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.