Un paio di esemplari di capriolo, in alto un cucciolo e sotto un maschio adulto.

I caprioli e tutte le altre sfuggenti creature dei nostri boschi conducono una vita abbastanza rischiosa. Devono fronteggiare, infatti, 5 minacce:
- attività venatoria
- investimento da automobile e da macchina agricola
- cani liberati nei boschi dai passanti
- predatori naturali
- inverno rigido

Molti cacciatori, inoltre, si assumono l'importante compito di censire la popolazione animale, contribuiscono a salvaguardare i sentieri e la pulizia del territorio forestale e monitorano la salute degli animali.
Spesso questi comportamenti vengono considerati come dettati dall'opportunismo: è evidente che un cacciatore deposita del cibo o del sale per attirare le prede nella sua zona o si documenta in modo approfondito sul capriolo per conoscere meglio le sue abitudini e sfruttarle a suo favore.

Abbastanza assurdi sono i provvedimenti di alcune Province che prevedono il rimborso agli automobilisti per i danni cagionati dagli investimenti. La colpa è solo ed esclusivamente dell'uomo, visto che le strade hanno tagliato gli habitat di queste creature e i conducenti non seguono quasi mai su strada una condotta prudente.
Da aggiungere il pericolo rappresentato dalle macchine agricole: molti cuccioli infatti si nascondono nell'erba alta dei campi e vengono spesso uccisi o mutilati dalle lame delle trebbiatrici, delle falciatrici e delle svolta-fieno. Il loro istinto, purtroppo, li costringe a restare immobili.

È un comportamento positivo, certo, ma deve essere svolto con buon senso e responsabilità. Ricordiamoci che i nostri cani sono inanzitutto dei predatori, predatori molto efficenti - meglio sottolineare - capaci di uccidere intere cucciolate e, meno spesso, alcuni esemplari adulti.
Meglio quindi restare sempre vicini al proprio cane e richiamarlo quando scompare alla vista. Potrebbe, infatti, aver fiutato qualche animale ed essergli alle calcagna.

Il loro posto - e quindi l'incarico di "selettori naturali" - è stato preso dai cacciatori.

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