Blog parallelo

lunedì 30 settembre 2019

Cronaca bruna: settembre 2019

L'invasione delle cimici asiatiche verdi. Già, le verdi, devo ancora vederne una di cinese. Cambia troppo la colorazione del dorso per sbagliarsi.
La cimice che ha invaso l'orto è la Nezara viridula, chiamata anche cimice del pomodoro, di origine africana, anch'essa dannosa come la cugina asiatica: entrambe pungono i frutti per succhiarne il succo, alterandone le proprietà organolettiche.
E non attaccano solo il pomodoro, ma anche i peperoni, i lamponi, i legumi, i panni stesi...



Per contrastare le cimici vengono consigliati il sapone potassico molle o il piretro, ma io ho scelto la rimozione manuale: munito di guanti, ho passato in rassegna quotidianamente una cinquantina di solinacee, cercando di far piazza foglia pulita. Non finivano più. Bisogna star anche attenti a non far cadere i pomodori e a non sporcarli.

Dalle uova vengono fuori le ninfe della cimice. Macro su foglia di pomodoro.

Alle ninfe della cimice piace fare gruppo. Macro su foglia di peperone.
 
Nonostante l'invasione delle cimici, il raccolto di peperoni e di pomodori non ne ha risentito come quantità. Come qualità, invece, un pochino sì, e anche gli acquazzoni ci hanno messo il loro screpolando la buccia dei frutti.

Sui pomodori neri di Crimea (foto in alto) le punture delle cimici non si vedono, perlomeno finché non si tagliano.
Ad aspettare, come volevasi dimostrare, le patate ritardatarie qualche tubero in più l'han prodotto.

Macaone superstar. Il bruco del macaone intento a mangiare con gusto le foglie della carota.


Il ritorno della dorifora. Non bastavano le cimici, ecco tornare un altro simpatico divoratore di foglie di patata  (fotografata su una pianta di melanzana). 
Agrius convolvuli, chiamata anche la sfinge del convolvolo, una farfallona gigantesca e pelosa che si mimettizzava abbastanza bene. Per poco non finiva sotto la zappa. Incontri ravvicinati che capitano a causa della mania dei vicini di sfoggiare fantasie floreali.

Foto di repertorio del raccolto.

"Sull'albero piccolo ci sono i fichi buoni." (semicit.)
Due volte alla settimana a raccogliere erba e fagioli.
Le zucche violino che crescono, appese all'impalcatura di canne.

Concludo con una (stavolta veramente) simpatica bestiolina. La lucertola sembra far la guardia alle prugne che sto essiccando al sole e che attraggono, oltre ad api e vespe, mosche e moscerini. La devo assumere tutte le estati.



agosto 2019 - CRONACA BRUNA - ottobre 2019

domenica 29 settembre 2019

Greta, il futuro dell'umanità è sotto terra

Potrei aggiungermi al coro dei disfattisti e dire che la mobilitazione contro il cambiamento climatico è una battaglia persa. Che la gente non cambia le proprie abitudini consolidate in svariati anni di beata noncuranza. Che l'OMS dichiara che la carne rossa e gli insaccati son cancerogeni e i telegiornali manipolatori rassicurano che i prodotti nostrani sono un'eccezione, in nome del made in italy. Che i medici ammoniscono che lesinare sulle ore del sonno porta alla demenza senile e gli operai della Provincia di Trento mi fanno i lavori di notte sotto casa.
Potrei continuare per un bel po'.

E invece no, propongo una soluzione.
Se l'umanità ha veramente a cuore la salvezza dell'ecosistema, deve levarsi dalle palle, pardon, dalla palla (terrestre); l'umanità deve finire sotto terra, non in senso metaforico, ma letterale. (Le altre opzioni - calare drasticamente la natalità o venire traghettati in massa su Marte - son fantasiose.) Magari potrebbe cominciare a scavare il suo spazio vitale nelle montagne, con buona pace dei NoTav. L'impatto che ha l'umanità sulla superficie terrestre, ossia l'erosione che l'umanità mette in atto sulla superficie terrestre, dovrebbe terminare al più presto, la zone temperate ed equatoriali dovrebbero ritornare ad essere quel manto di foresta vergine che respira anidride carbonica.
Vivremmo in formicai sotterranei. Niente più fenomeni atmosferici distruttivi (ci passerebbero sopra), niente più inquinamento acustico e luminoso, isolamento termico garantito. Gli unici inconvenienti sarebbero le infiltrazioni d'acqua e il gas radon. E il buio più assoluto se viene a mancar la corrente.

Una soluzione un po' post-apocalittica, son d'accordo, per quello ho usato il condizionale (nella prima immagine, difatti, ho usato una scena suggestiva del film Oblivion con le città sepolte).
L'idea di fondo però rimane, l'umanità deve finire per davvero sotto terra, nel senso di vivere al di sotto di un bel tetto verde. Se ogni metro quadro di superficie che l'umanità ha cementificato, che l'umanità ha sottratto alla biosfera terrestre, venisse rivestito di terra fertile e alberi, allora non servirebbero tanti grandi scavi, in modo graduale il pianeta si rinverdirebbe comunque.
Dove la si trova tutta la terra necessaria? Bella domanda. Se ogni palazzo disponesse di un komposter e vi si gettassero dentro tutti i rifiuti organici, un po' di terriccio fertile lo si otterrebbe, anno dopo anno. Da miscelare con la sabbia in parti uguali e da tenere irrigato. La natura farebbe il resto, con piante pionere spontanee, non servirebbero giardinieri per ogni condominio.

E le coltivazioni?
E i capi di bestiame negli allevamenti?
Le coltivazioni le già sperimentate nelle serre subacquee, cercatevi "Nemo's Garden", un impianto al largo delle coste di Noli (Savona). Zero problemi di cimici cinesi. Altrimenti convertire petroliere e piattaforme in colture galleggianti, le stesse città potrebbero venire trasferite su dei mega-zatteroni, anziché sotto terra. Attenzione a non intaccare la flora del fondale marino e a non alterare mari e oceani, perché anche la superficie terrestre coperta d'acqua assorbe i gas serra.
Il destino dei capi di bestiame è un po' più delicato. Andrebbe interrotta la riproduzione in vitro e conseguentemente tutte queste razze ibride di vacche, polli, maiali, tacchini produttori-di-metano scomparirebbero nel giro di qualche anno.

E la produzione di energia?
In Marocco han costruito immensi impianti fotovoltaici e credo sia un'opzione accettabile. Si vanno a sfruttare le aree desertificate, che, posso sbagliarmi, son inerti, non hanno grande utilità in un'ottica globale.
E si sfrutta già il vento, tra un po' le correnti marine, c'è chi sfrutta lo stesso essere umano per produrre energia (esempio: dinamo della bicicletta).

Ecco, per concludere con classe consiglio un film di a tema: Downsizing con Matt Damon in versione lillipuziana proprio per salvare il mondo. E non vi spoilero il finale.

La notte col raffreddore 2: cause e rimedi

"Hai preso freddo?" Tipica boiata che sento dire ogniqualvolta mi ritrovo a contrastare l'anomalo incremento di flussi corporei nell'apparato respiratorio (il termine influenza credo c'entri proprio col fluire del catarro).
Ieri ho preso caldo e ho sudato, questa è la verità. Ieri per la cronaca non faceva freddo. Freschetto semmai.

Non è il freddo in sé a farci ammalare, ma è lo sbalzo termico che manda in tilt il nostro sistema immunitario. Le mucose nasali si asciugano, diventano permeabili ai virus e scatta l'infiammazione; tosse e mal di gola conseguenti al naso chiuso. Ricordo che anni fa un installatore di caldaie si era alquanto imbufalito a sentire la mia posizione, a suo dire mettevo in dubbio l'utilità delle sua professione (ribadisco a suo dire, oltre certe quote/latitudini, un casa calda consente all'umanità di sopravvivere nella stagione invernale).
Allora perché le epidemie influenzali dilagano proprio nelle stagioni fredde? Perché col freddo gli agenti patogeni (micro-goccioline di muco infetto) sopravvivono nei luoghi chiusi quel tanto che basta per contagiare un nuovo ospite. Ospiti che si radunano nei luoghi chiusi. Sia ben inteso che il freddo, inteso come temperatura molto rigida, fa male in altri modi (assideramento -> ustioni -> morte), ma il colpevole del raffreddore e dell'influenza in generale è il virus. Virus che cambia ceppo in continuazione, facendosi beffe degli anticorpi/vaccini precedenti.

Cosa ho combinato ieri?
  • sono andato in città a bordo di un mezzo pubblico
  • ho visitato due negozi
  • camminata veloce per prendere l'autobus di ritorno
  • a bordo il riscaldamento a palla, sudavo sotto la felpa.
Già, sudavo e maledicevo i condizionatori dell'autobus di Trentino Trasporti. In estate sembrava di entrare in un frigorifero (eddai, non si può starnutire anche in agosto...), ieri in un forno, con l'aria viziata (perché viene messa in circolo sempre la stessa).
Ergo, sbalzo termico.
In concomitanza col disagio procurato dallo sbalzo termico, ho contratto il virus sui mezzi pubblici o nei negozi, ossia luoghi chiusi, gran via vai di persone. Tra costoro anche gli untori influencer

Consiglio questi rimedi casalinghi:
1) tirarsi fuori dal letto, meglio passare una notte in bianco che annaspare orizzontali: si respira meglio in piedi, ci si può distrarre e, magia, si sta subito meglio
2) spalancare le finestre e arieggiare (opportunamente rivestiti, non nudi): l'aria fresca mattutina stura il naso chiuso che è un piacere
3) evitare o quantomeno limitare i latticini che incrementano la produzione di muco e impediscono una completa assimilazione di vitamine e altri nutrienti, preferire una bella cipolla cruda balsamica da masticare o un limone mangiato per intero (quindi completo di scorza e semi, quindi non trattato)
4) evitare ulteriori sbalzi termici e sudate, quindi coprirsi di più al freddo, di meno al caldo
5) con le vie aeree aperte, alle prime avvisaglie del sonno piazzarsi su una poltrona e concedersi un riposo ristoratore.