Blog parallelo

venerdì 22 luglio 2016

Coi fagiolini verdi faccio notte

Io odio i fagiolini verdi! direbbe il puffo brontolone al posto mio. Che poi a volte mi confondo e li chiamo cannellini, invece son semplicemente fagiolini acerbi e verdi. Nani.
La loro coltivazione sarà anche uno scherzo, lo stesso non si può dire della raccolta: massacrante per le vertebre, richiede un sacco di tempo. Se poi mi metto pure a lavorarli, faccio notte per davvero.  


Quando ero piccolo, raccogliere i fagiolini verdi non mi costava chissà quale fatica; avevo giusto il perenne timore di strappar via le piante, precarie com'erano. Voglio dire: chi è di bassa statura si presta meglio a un lavoro del genere; ora, ahimè, sono cresciuto e sgobbarmi fino a terra non va mica bene. Piegar la schiena per due o tre filari di seguito è un lavoro ingrato e di certo non salutare.

Oltretutto i fagiolini verdi, essendo legumi (ma vale anche per i cereali), vanno tenuti a mollo nell'acqua (preferibilmente tiepida) per almeno sei ore. Così da farli fermentare e liberarli dell'acido fitico (un anti-nutriente) contenuto.


Terminato l'ammollo, l'acqua residua ovviamente non si butta via, così lascio i fagiolini verdi gocciolare sopra il secchio.
Segue un'altra faccenda brigosa: il peduncolo dei baccelli va reciso. Tutti quanti. O strappandoli uno per uno, o prendendo i fagiolini a mazzi, tutti girati per lo stesso verso, procedendo quindi con il taglio.



Se poi i fagiolini verdi in eccedenza non si congelano, tutto il lavoro raggiunge l'apice dell'ingratitudine. Bisogna entrare nell'ottica del razionare attentamente il cibo, non di cuocerne a chili e lasciarlo poi diventare vecchio. O mangiarlo per forza pur di non vederlo diventare vecchio, come spesso succede al sottoscritto...
Purtroppo questi errori di valutazione capitano quando ognuno si specializza in un compito e l'altro/a non è pienamente consapevole di quanto è costato raccogliere la materia prima. I drammi del mondo moderno.



La morale della favola è che il prossimo anno gli unici fagiolini verdi da seminare saranno quelli con portamento rampicante, che superano i due metri d'altezza.
Non ci si piega la schiena con loro.
Chi vorrà i fagiolini nani, si dovrà arrangiare.

Aggiornamento di fine settembre: con gli ultimi fagiolini verdi i carriola non si fa fatica.

venerdì 15 luglio 2016

Coltivare il melograno 4: terzo anno

A giugno i melograni son rifioriti, che questa volta sia quella buona? Ricordo le famose parole del venditore Dopo due anni daranno frutto. Ne sono passati tre e sperare non mi costa niente...









A fine aprile gli alberelli germogliano rossi:

Prima del disgelo ho provveduto a dare la solita sistemata alla base: rimozione delle erbe e di eventuali polloni, concimazione naturale e ripristino della pacciamatura.






A inizio luglio aspetto e spero, ma...
...niente da fare: i fiori dei miei melograni non danno seguito a niente. Sarà per via delle condizioni climatiche non ottimali, della tenera età oppure del mancata impollinazione? Misteri. Perlomeno una (mezza) certezza ce l'ho: non mi sembrano melograni da fiore (e quindi non dovrei essere stato imbrogliato!).

I melograni da talea non scherzano. Vegetano che è una meraviglia, saturando di fogliame lo spazio disponibile all'interno della rete protettiva.
Non c'è alcuna differenza con i primi tre melograni che ho comprato in fiera.










Non si può dir lo stesso dei melograni da seme, che son rimasti nani, con foglioline proporzionate alla statura, sovrastati dagli alti fariselli in fiore.





E quest'anno in fiera mi son comprato un melograno varietà Dente di cavallo. Tale rimpiazzo, visto che aveva un portamento a cespuglio, ha donato qualche talea e un paio di polloni. Le prime le metterò a dimora il prossimo anno, i secondi, ahimé, nonostante li bagnassi regolarmente, non hanno attecchito come si deve.
Curiosamente, il Dente di cavallo sulle foglie ha mostrato segni di una qualche malattia (foto a destra). Niente di grave, in ogni caso.

PARTE 3 - COLTIVARE IL MELOGRANO - PARTE 5

martedì 5 luglio 2016

Imprenditori che fanno i furbi all'estero

Parlano spesso di industria cinese che inquina, sbattendosene dei protocolli occidentali. Nessuno però vi dice che tanti grandi marchi hanno delocalizzato (=trasferito) i propri stabilimenti in Estremo Oriente perché lì ci sono meno restrizioni e possono avvelenare le popolazioni locali per saziare il nostro consumismo.
Fate come me, controllate le etichette dei vostri abiti. Per trovare un made in italy sono dovuto tornare indietro di vent'anni. Per completezza i mass media dovrebbero sottolineare che gli imprenditori vanno all'estero per sfruttare la manodopera locale a basso costo, giustificandosi che entro i confini nazionali la burocrazia e le tasse hanno raggiunto livelli insostenibili. Che sarà anche vero, ma capirete anche voi che le popolazioni indigene sfruttate prima o poi si possono incazzare... I mass media semplificano e riconducono tutto all'odio intrinseco dell'estremismo islamico, ma vi nascondono qualche retroscena scomodo.

L'attentato agli imprenditori tessili mi ha fatto venire in mente il film No escape con Owen Wilson (quello della pubblicità del crodino, il biondo per intenderci), guardatelo se avete in mente di andare all'estero a fare gli imprenditori colonialisti-imperialisti. Forse vi passa la voglia.
Mai sottovalutare gli indigeni.

Questo è un post Socialmente Scomodo, amaro da mandar giù.

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.