blog paralleli

domenica 7 novembre 2010

[approfondire] I sanguinari sparatutto.




I videogiochi del genere sparatutto (o FPS, dall'inglese First Person Shooter, Sparatutto in Prima Persona, e ACTION, in terza persona) attirano per la loro immediatezza, per la loro azione al 1000%.
Il giocatore impersonifica uno sfortunato marine (Doom o Quake), o un eroe molto improvvisato, tipo uno scienziato (Half Life), che si incammina nei tetri meandri di un ambiente decisamente ostile e spesso terrificante. Altrimenti si ricorre a un semplice soldato (Call of Duty), a un terrorista (America's Army, Counter Strike), e in qualche caso anche a un mostro che va a caccia di uomini (Quake Wars).
Mentre alcuni titoli sono prettamente da singleplayer altri sono da giocare esclusivamente online (serie Battlefield).
In alcuni, poi, si dà molto risalto alla tattica, al comando di una squadra, il cui apporto sarà fondamentale (Brothers in Arms).


Perchè attirano:
  • come già sottolinea il genere, si combatte in prima persona. Più catturati di così si muore (letteralmente). Noi vediamo quelle vede il personaggio, spariamo con le armi che possiede, gridiamo parole che lui direbbe al nostro posto, difendiamo la sua vita e... facciamo i salti sulla sedia!
  • l'atmosfera ti cattura come se ti facesse vivere un fillm horror; la sfortuna e gli eventi più improbabili si accanniscono contro di te ma hai a disposizione un arsenale per contrastarli
  • la colonna sonora accompagna ogni momento dell'azione, in maniera costante in questo incubo virtuale. Ne esistono di diversi tipi ma spesso è musica dura come Descent into Cerberon, di Doom 2. Alimenta il nostro "stato di trance"
  • ci sono diverse varianti: dal puro combattimento uno-solo-contro-l'intero-inferno a quelli più tattici, in cui si comanda una squadra, più ragionati
  • nei titoli da giocare online più giochi e più diventi forte. Simbiosi con i giochi di ruolo. Aumenta il tuo rank, la tua reputazione, puoi comprare nuove armi ed equipaggiamenti
  • si dice che questi titoli siano distensivi per i nostri nervi, siano valvole di sfogo per lo stress.

Perchè lasciarli perdere:
  • il single player nei primi momenti è un crescendo di azione/paura ma superata la prima fase il titolo non riesce più a regalare le stesse emozioni e il tutto diventa macchinoso. Si va avanti solo per il scoprire il finale della storia, che, capirete anche voi, quasi sempre è una cosa estremamente banale...
  • finito il singleplayer incontrete una grossa delusione: il multiplayer. Lo scenario di gioco, prima avvincente perchè fuso ad hoc con la storia, ora è diventato il frenetico campo di battaglia di giocatori umani (inclusi i fastidiosi noob, i nuovi). Inutile rimarcare che questi non rispettano i tempi di un'esperienza cinematografica come l'esperienza singleplayer. Troverete solo un combattimento confuso, macchinoso, opportunista, isterico direi 
  • nel caso lo scenario resti avvincente resta sempre in numero limitato... lo giocherete dieci volte e poi ne conoscerete ogni angolo. La suspence va a farsi benedire
  • le vostre performance nel multiplayer dipendono quasi esclusivamente dalla velocità della vostra connessione. Potete essere bravi fin quanto volete. Se il pinco pallino davanti a voi ha un ping inferiore al vostro (quindi ha tempi di risposta minori dei vostri ) vi ammazza
  • il tasso di violenza è portato all'eccesso, allo splatter
  • essere forti nel gioco non significa essere un vero guerriero nella realtà. Il mestiere del soldato comprende una marea di attività totalmente esterne allo sparare all'impazzata.

Nessun commento:

Posta un commento

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.