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domenica 20 marzo 2011

[mondo] I Cinquanta Senza Volto, gli eroi di Fukushima

Senza volto.
Avete mai sentito parlare dei Faceless 50? I telegiornali dedicano loro solo qualche breve scena, concentrati come sono a riprendere scene di distruzione o attanagliare gli spettatori con la minaccia delle radiazioni.
I 50 Senza Volto sono una frazione di tecnici della centrale di Fukushima, coloro che più conoscono l'impianto, gli unici che possono dare una svolta alla tragedia giapponese e risolvere, sul nascere, una seconda catastrofe nucleare. Conoscono tutti i rischi del caso, ma sono rimasti all'interno della struttura contaminata, alcuni lavorano addirittura nei pressi delle falle dei reattori, assorbendo dosi critiche di radiazioni.


I volontari all'esterno.
Ce ne sono altri, di volontari, che si sacrificano per il popolo giapponese (anche mondiale) e si contano a centinaia. I soldati delle Forze di Autodifesa e i vigili del fuoco, visibili nelle prime sequenze del video in sottoimpressione. Un inchino alla bandiera, una stretta di mano al primo ministro e poi via, sugli elicotteri o sui mezzi di soccorso, a tentare di raffreddare i reattori danneggiati e  prevenire drammatiche fusioni nucleare.






I Liquidatori di Chernobyl.
La storia umana è un continuo ripetersi di disgrazie, di gente che si dispera e poi dimentica, molto in fretta. Tutti si ricordano o almeno conoscono il disastro nucleare di Chernobyl, ma quanti conoscono la storia dei Liquidatori? In pochi, ne sono sicuro. Che ingratitudine dilagante. Quella a sinistra è stata la loro magra ricompensa: una medaglia che reca una goccia di sangue e i tre tipi di radiazioni: alpha, beta e gamma (la più penetrante e quindi letale).
Quando qualcuno combina un pasticcio, allora qualcun altro deve porvi rimedio. Così, all'indomani dell'incidente nucleare, centinaia di migliaia di volontari, i Liquidatori, accorsero da tutta l'Unione Sovietica, convinti anche da promesse di carattere economico. Li fiancheggiavano, anche qui, i militari.
I più sfortunati, muniti di protezioni scarse o nulle, operavano sul tetto della centrale. Dovevano letteralmente afferrare le macerie derivate dall'esplosione del reattore e gettarle nell'inferno radioattivo sottostante.
Chi lavorava nelle zone circostanti, invece, doveva ripulire qualsiasi cosa fosse venuta in contatto con il fallout radioattivo. Nell'impossibilità bisognava sotterrarla. Inutile dire che tutte questa gente incorse in contaminazione acuta da radiazioni: in molti morirono rapidamente, altri si ammalarono, altri trasmisero la malattia alle generazioni successive.





A casa nostra...
A sentire le ultime dichiarazioni del governo c'è aria di ripensamenti per l'osannato futuro nucleare italiano.
C'era davvero bisogno delle disastrose complicazioni della centrale di Fukushima per far aprire gli occhi a queste persone investite di tanto potere e autorità?
Allora è vero che con certa gente devi dargli una botta in testa per fargi aprire gli occhi...

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L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.