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domenica 14 dicembre 2014

Coltivare il corbezzolo 1: semi e talea

Il corbezzolo cresce anche in Trentino. Fino al mese scorso ho raccolto i frutti del corbezzolo, arbusto tipico della flora mediterranea e conosciuto soprattutto in Sardegna.
L'arbusto non cresce spontaneo in Trentino, però proverò comunque a coltivarlo. Non dovrebbe avere problemi, a vedere questo esemplare a Cadine. Ovviamente piantato in un luogo ben riparato dalle gelate invernali e ben esposto al sole.


Fiori e frutti del corbezzolo, cosa ci fanno insieme? La peculiarità di questa pianta (anche ornamentale) è proprio la convivenza tra fiori e frutti. Questo perché i fiori impiegano un anno per diventare frutto.
Frutto che assomiglia proprio alla palla-riccio da gioco per i cani, ma una volta maturo (tinto di rosso e un po' molle) ha un buon sapore, simile a quello della pera.
La maturazione dei frutti comincia a ottobre e si protrae fino a novembre.


Estrarre i semi del corbezzolo. Ho sbucciato i frutti maturi, sotto ci sono quelli che sembrano spicchi di mandarino minuscoli. Sulla membrana esterna ci sono i semi.
Seminare il corbezzolo, tuttavia, è un azzardo: da ogni seme nasce una nuova varietà, non è detto che i frutti saranno altrettanto buoni.

Ben più sicura e veloce la talea perché si conservano le caratteristiche della pianta, al contrario della semina.
La fine di ottobre non è il periodo indicato per le talee, però il forte vento aveva strappato un ramo e ho provato a sfruttare l'occasione.
Ho tranciato il ramo in diversi segmenti, sfogliati della maggior parte delle foglie, perché attraverso le foglie evaporano i liquidi interni. Le talee andranno conservate nella terra umida, nebulizzando un po' d'acqua sulle foglie.

Intanto i frutti acerbi li ho lasciati maturare insieme alle nespole.
L'infuso fatto con le foglie, da quanto leggo, viene prescritto a chi ha problemi alle vie urinarie.
Perché le talee non vanno fatte in autunno... I rami delle piante in ottobre hanno perso tanta della loro vitalità, rallentando il proprio metabolismo per sopportare meglio il freddo dell'inverno.
Anche se la talea darà segni di radicazione, va fatta comunque svernare con tutti i rischi del caso, per non alterare il suo orologio biologico.
Le mie talee le ho tenute al caldo, sperando di risvegliare in qualche modo la pianta, ma si è solo lentamente rinsecchita. Non nutro grandi speranze, al massimo in primavera prelevo un rametto superfluo e ritenterò, visto che quello è il periodo indicato.


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L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.