Blog parallelo

giovedì 26 ottobre 2017

Mi mancava un autoritratto sotto i ferri

L'approccio giusto all'operazione chirurgica. Son passato dal non sta capitando a me al non è capitata a me del giorno dopo. Peccato che la beata ignoranza duri fintanto che poltrisco, poi diventa arduo negare l'evidenza con un cerottone che copre una sfilza di cambrette di ferro...
Al di là della spensieratezza artificiosa, i ricordi dell'esperienza son ben nitidi e ho cercato di fissarne uno (i momenti salienti sarebbero diversi in realtà).

"Iniezione di fiducia", disegnato con Gimp e tavoletta Wacom
Sala operatoria dell'ospedale di Tione, venerdì mattina: prono sul lettino, mansueto come un bue sacrificale, non vedo l'ora che il chirurgo e l'anestesista abbiano finito. Ahimè, hanno appena inziato (no, non è un'esperienza extracorporea, non m'hanno addormentato)!
Dieci minuti prima, durante la nervosa attesa, avevo detto a Miriam, l'infermiera: Se mi prendi per mano, io mi appisolo senza tante anestesie. E, incredibile, nel suddetto momento critico m'ha preso per mano veramente e così son riuscito a sprofondare nel torpore d'una sedazione provvidenziale.
La rappresentazione è fin troppo artistica: ero ricoperto da capo a piedi di indumenti e coperte, c'era un siparietto che non mi faceva vedere niente. Ho esposto l'apparato circolatorio quando forse sarebbe stato più calzante quello nervoso. O entrambi.   

Tutta colpa di un'ernietta primitiva. Cagionata da una debolezza congenita ed ogni sforzo a pancia piena è un fattore di rischio. Sforzo importante, prolungato o molto ripetitivo s'intende. Non c'è stata una causa precisa, ma una catena di concause: vangare a mano, movimentare quintali di legna a braccia, verniciare le ringhiere dei balconi assumendo posizioni errate per ore e ore, grandi abbuffate, perdita di peso... chi lo sa quando è stato il momento preciso. Me la sono andata a cercare.
La dottoressa m'ha spiegato che l'ernia trascurata s'evolve come un calzino bucato.

Decidersi se farsi operare o meno l'ernia inguinale. Internet ha i suoi santoni che sfruttano questo tema delicato per vendere diete e stili di vita salutari, ma le probabilità di guarigione al di fuori dell'intervento chirurgico sono praticamente nulle. Con l'ernia ci puoi convivere tranquillamente per anni, sia chiaro, e personalmente ero quasi tentato di intraprendere questa strada. In mancanza di sintomi, come nel mio caso, altroconsumo sostiene che un'attesa vigile sia preferibile all'operazione.
Bisogna indossare il  cinto erniario oppure una speciale mutanda elastica, previo ovviamente l'accompagnamento dell'ernia nel suo luogo d'origine. Se da un lato, in casi molto fortunati, l'ernia può "guarire", la compressione di tali indumenti provoca la formazione di aderenze, nuovi tessuti interni, adiposi credo. Più lavoro per il chirurgo, che deve asportarli.
Un'ernia fuoriuscita (=l'ansa intestinale fuoriuscita), priva quindi della protezione muscolare dell'addome, andrebbe pure protetta da botte accidentali. Quindi l'imbottitura qui sotto fa meno ridere di quanto pensiate.


Meglio tagliar la testa al toro. Ho più fiducia nel chirurgo che in me per risolvere questa magagna: se egli sostiene che un intervento precoce può farmi guarire, che è meno invasivo e che è meno rognoso per la sua équipe, meglio non perdere altro tempo e venirgli incontro.
Sulla tecnica utilizzata c'è un po' di libertà decisionale. Durante la visita chirurgica abbiamo concordato per l'operazione classica a cielo aperto, tenendo la laparoscopia per un intervento di riserva. Entrambe hanno pro e contro.
Riguardo l'anestesia, ho insistito per la locale (con sedazione), in modo da rimettermi in piedi praticamente subito. Nonostante tutti affermino che l'ernia si operi in locale, l'équipe del chirurgo è di diverso avviso: meglio la spinale. Facile che sul web la gente si confonda con le due tipologie. 
Personalmente son riusciuto a spuntarla solo Perché sei magro...! 
Col senno di poi comincio a credere che l'anestesia migliore sarebbe stata la totale.

Arriva il giorno fatidico dell'operazione. La settimana prima, al colloquio preliminare, l'équipe mi aveva fatto un'ottima impressione; idem Tione, bel posticino, e lo stesso ospedale, accogliente e dal personale cordiale. Peccato che il giorno x riconosco solo il chirurgo; l'anestesista, dagli occhi neri che m'erano rimasti impressi, gironzola altrove e nel mentre mi rifila una battuta minatoria col termine blocco (c'entra col suo mestiere mi sa), ma poi si rifarà viva con la visita di controllo pomeridiana. Gran bella sorpresa (e momento papabile per il disegno).
Dicevo.
Chirurgo a parte, gli altri son tutte facce nuove, con la mascherina, la cuffietta, e il grembiule verdino che non migliorano la situazione. Timori infondati, comunque: i due infermieri che mi restano a fianco sono due angeli custodi e il chirurgo quasi mi strappa una risata quando gli dico: Signor chirurgo, io però non ho firmato niente. E lui: La carta dei trattamento dei dati personali l'hai firmata, no? Io: Quella sì, ma... Lui: Basta quella!
Due cose sull'operazione di ernioplastica. Il brutto dell'anestesia locale è la sfilza di punture, se non si è abituati. Quindi sarei un bugiardo a dire che è una passeggiata, che non si sente niente. Pertanto la sedazione tempestiva è importantissima: una volta sedato chiacchieravo del più e del meno, come se fossi ubriaco, e a fine operazione son tornato perfettamente lucido.

Antidolorifico sì, antidolorifico no. Le infermiere del reparto son angeli anche loro, in particolare quella del turno notturno, così tenera che, pur svegliandomi di continuo per i controlli, la perdono con un sorriso ogni volta (altro momento papabile per il disegno).
Se proprio proprio devo fare il criticone, nella loro infinita premura ti propongono sempre e solo un antidolorifico, anziché la postura migliore per dormire o il movimento corretto per scendere dal letto. Perché qualche dolorino post operatorio è venuto fuori sin dalla sera, un certo dolore pungente che mi riempiva di ripensamenti. Anticipa il dolore con una flebo mi consigliavano. Facevano le cose facili, l'indomani io sarei tornato a casa e ho preferito far a meno del paracetamolo sin da subito.  

Basta un po' di ghiaccio e non strafare. Ho letto di fenomeni che il giorno successivo all'operazione di ernioplastica riprendono una vita pressoché normale. O raccontano palle o sono imbottiti di tachidol. Due settimane di riposo servono tutte. 
Cosa aggiungere ancora, son passato dal timore di starnutire/tossire per non far fuoriuscire la mia ernietta primitiva, al non starnutire/tossire per evitare delle strazianti fitte di dolore. Per il momento quindi non è cambiato niente, in meglio s'intente. Ma confido che ora la strada sia tutta in discesa.
 

Nessun commento:

Posta un commento

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.