blog paralleli

sabato 8 ottobre 2011

Il Kursk e i segreti in fondo al mare. Chi ha affondato il sottomarino nucleare?

12 agosto 2000: due esplosioni investono il sottomarino nucleare russo Kursk, che si adagia sul fondale del mare di Barents. Dei 118 marinai dell'equipaggio alcuni muoiono subito, altri dopo una lenta agonia, imprigionati a bordo del colosso affondato.
Le unità di soccorso non riuscirono a salvarli, gli aiuti internazionali arrivarono troppo tardi. La versione dell'inchiesta ufficiale, quella dell'incidente, presentava molti lati oscuri, così le indagini indipendenti riportarono a galla particolari scorcertanti: quel giorno, nel mare di Barents, fu sfiorata la terza guerra mondiale. Chi conosce la verità, i militari, mantengono il segreto; i giornalisti, invece, immaginano un retroscena degno del migliore film di James Bond. Alle famiglie dei marinai non resta che piangere i figli caduti in mare. 


Il K-141 Kursk
Il K-141 Kursk era un avanzato sottomarino a propulsione nucleare, uno dei più grandi al mondo - lungo 150 metri - e armato con testate atomiche e particolari missili antinave e antisommergibile.
Orgoglio della Marina militare russa, il 12 agosto del 2000 operava con la Flotta del Nord nelle esercitazioni sul mare di Barents. Unità-civetta americane e norvegesi osservavano le manovre.


L'affondamento del Kursk
Nonostante l'imponente spiegamento di forze della Marina russa, erano presenti diverse navi-spia e sommergibili occidentali, due dei quali avevano il preciso ordine di monitorare l'attività del Kursk. Il sottomarino russo sparò a salve due siluri, come previsto dall'esercitazione. Quello che succede dopo resta coperto dal mistero (e dal segreto militare). L'unica cosa certa è che furono avvertite due esplosioni in sucessione che compromisero lo scafo del vascello. Questo si adagiò sul fondale, a causa di "un'avaria di natura imprecisata".
Almeno 23 membri dell'equipaggio sopravvissero al (presunto) incidente e si rifugiarono negli scompartimenti di poppa. L'acqua penetrava dalle falle a prua e in superficie scattò la corsa contro il tempo per salvarli. La flotta russa si attivò immediatamente, ma le condizioni del mare erano avverse e le operazioni di salvataggio fallirono. L'aiuto offerto dagli USA venne respinto (i sommergibili americani coinvolti si allontanarono dalla zona).
Dopo aspre polemiche e ritardi fatali, furono i norvegesi e i britannici, con il via libera da Mosca, ad agganciarsi al sottomarino condannato. Il 21 agosto, dopo nove giorni dalla sciagura, i sommozzatori non trovarono superstiti.
Il relitto del Kursk fu riportato in superficie l'8 ottombre del 2001 e le salme recuperate. Insieme anche le ultime lettere dei marinai, che documentarono la lenta agonia patita dall'equipaggio. La prua del vascello, che conteneva i siluri e le potenziali prove per capire la dinamica dei fatti, fu lasciata sul fondale marino e poi fatta brillare.

La rabbia dei famigliari. La madre sedata
Voglio che il mondo intero ascolti quello che ho da dire: che cosa avete fatto per salvare i nostri figli? Quali stupide decisioni avete preso? Quanto ancora durerà questo strazio? Eh? Quanto prendono i nostri ragazzi? Ditelo: 50 dollari al mese e ora sono rinchiusi nel fondo dell'oceano! È per fargli fare questa fine che ho tirato su mio figlio?
La donna continua, con accuse più  infuocate (si può ascoltare nel video di sotto). Alle sue spalle interviene una psicologa che, dotata di una siringa di sedativo, la mette fuori gioco.

Ricostruzioni degli eventi contrastanti
1) Lo scoppio accidentale di un vecchio siluro
L'inchiesta ufficiale dichiarò che fu l'esplosione di un siluro difettoso a causare l'affondamento del Kursk. Lo scoppio provocò un incendio e un forte aumento della pressione nella sezione uno del sottomarino, quindi l'esplosione della santabarbara. La fatalità innescò una fatale reazione a catena, che pare plausibile se si pensa che, solo pochi anni più tardi, il comandante dell'incrociatore Pietro il Grande (nave ammiraglia durante le esercitazioni nel mare di Barents) dichiarò che senza revisioni la nave poteva esplodere da un momento all'altro.

2) Il pedinamento sul fondale marino e la collisione
I funzionari della Marina russa, la stampa e i famigliari delle vittime hanno sostenuto una teoria ben diversa. Il Kursk sarebbe entrato in collisione con il sottomarino-spia USS Toledo. Così il primo prese di mira l'intruso occidentale. In quegli attimi di crisi il secondo sottomarino americano, lo USS Memphis, accorse a dar man forte e centrò con un siluro il gigante russo. Il presunto impatto, visibile nella foto, e la conseguente esplosione interna, avrebbe innescato i siluri del Kursk, provocandone l'affondamento.
Questa teoria alternativa venne illustrata in un documentario francese del 2004 intitolato Kursk: A submarine in Troubled Waters, ripreso in Italia dal programma La storia siamo noi. Il dossier è verosimile anche se deve essere guardato con occhio critico. Molte fonti si rifanno a particolari probabilmente esagerati o contraffatti durante il tam tam mediatico. Altre potrebbe essere coincidenze (o potrebbero non esserlo affatto).

2 commenti:

  1. HIO PENSO CHè IL KURSK SIA STATO SABOTATO PRIMA CHè PARTISSE PER L'ESERCITAZIONE ,E PENSO CHè COMUNQUE A BORDO AVESSE ALMENO 3 PERSONE CON ORDINI BEN PRECISI

    RispondiElimina
  2. E' stato silurato dalla nave da guerra USA Memphis. Siccome era pedinato, stava sganciando i suoi siluri, ma fu fermato prima. Altrimenti sarebbe scoppiata la III guerra mondiale, nucleare stavolta. Il tutto è stato accuratamente messo a tacere con un patto tra Putin e Clinton, e molti molti dollari piovuti nelle saccocce della Russia.

    RispondiElimina

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.