blog paralleli

giovedì 8 settembre 2016

La calamita delle calamità: la corsa ai prefabbricati a spese del territorio


Un pensiero sulla scuola trentina da record di Amatrice.
Nella foto vedo un campo con un metro di terra fertile asportata bellamente sullo sfondo. Cementificare la campagna è uno scempio. Per un prefabbricato temporaneo che forse forse bastava munirsi di un pulmino e andare a scuola dove questa già c'era, nell'attesa. 
Tra un bollettino e l'altro post-terremoto, torno su un tema a me caro (quanto si somigliano le foto), che non ne vogliano (troppo) a male gli addetti alla ricostruzione e i cittadini rimasti vittime della calamità. 
Quello della cementificazione selvaggia è un errore madornale, dettato dalla frenesia in questo caso, ma imperante di fatto su tutto il territorio anche in circostanze più tranquille (vedi il sito dell'Expo per citare un altro esempio). Dico io: con tutte le strutture ricettive che ci sono, con tutti i paesi fantasma abbandonati che ci sono, perché ogni volta deve farne le spese il verde? C'è veramente il bisogno di erigere prefabbricati che deturpano la campagna e la compromettono irreparabilmente? 
Assolutamente no, no e no! 
Io sinceramente non so quanti anni richiederà la ricostruzione di Amatrice e degli altri paesi colpiti dal terremoto, ma sarebbe più conveniente ospitare le vittime nei paesi limitrofi, nel limite del possibile. Credo che costi meno un soggiorno in una struttura ricettiva che la costruzione di una casetta dotata di servizi e di allacciamenti (della serie: godetevi l'albergo senza fare storie, per una volta che è gratis). Resterò sempre dell'idea che questa scuola e tutti gli altri prefabbricati provvisori costituiranno un affronto all'opera degli antenati, che per secoli o addirittura millenni hanno coltivato e curato il territorio per trarne sostentamento. Le persone moderne sono cieche, non si rendono più conto che il loro fabbisogno alimentare dipende da una fragile (e lunghissima) filiera che francamente non so per quanto ancora possa durare. 

A proposito di filiera... I distributori all'ingrosso che riforniscono i centri commerciali dispongono di flotte di automezzi capaci di trasportare tonnellate di vivande e di vestiario ovunque sul territorio nazionale. Mezzi di dotati di celle frigorifere e gestiti da una logistica in grado di distribuire in maniera capillare. E invece arrivano gli appelli a quel povero sfigato del privato cittadino che faccia un po' di spesa, la porti nei centri di raccolta, dove altri poveri cristi che fanno i volontari devono riempire i camion, farsi 1000 chilometri di autostrada e distribuire un po' alla cavolo di cane. Io questo tipo di solidarietà la trovo assurda quanto la corsa ai prefabbricati.

La calamità del terremoto deve trasformarsi in opportunità. Se la natura ha fatto tabula rasa, la ricostruzione va fatta con nuovi criteri, bisogna innovare, dare una svecchiata generale. Non dar ascolto a slogan della serie Voglio casa mia dov'era e com'era! Grazie ma no, per favore spendete tutto quel fiume di denaro che arriverà con ingegno e lungimiranza, non per ripristinare un assetto urbano che evidentemente non sta in piedi. 
Dello stesse avviso, la mancanza dell'edificio scolastico dovrebbe fornire lo stimolo a inventarsi un nuovo modo di fare scuola, all'aperto nelle belle giornate e in edifici pubblici significativi durante il maltempo. Aria buona, natura, cultura, storia, anziché le solite lezioni all'interno di container.


Questo è quanto. Non voglio dilungarmi sul marketing che traspare nella solidarietà, sulle solite raccolte di fondi e su dove vanno a finire tutte le offerte devolute, sui giornalisti che campano sulle disgrazie altrui, ect ect. Non voglio nemmeno offendere o sminuire l'impegno di chi aiuta il prossimo. Solo che in questi casi avverto tanto isterismo collettivo e avrei voluto argomentare anche questi aspetti di contorno (il titolo si rifaceva a questo, appunto).
Un terremoto non rovina il territorio. Gli esseri umani sì, continuano a farlo.

1 commento:

  1. ...si sapeva già da oltre 2 anni...la possibilità di "curare" (aid = cura, aiuto, etc...) "determinate" località italiane (e non)...?!?

    http://ec.europa.eu/competition/state_aid/cases/253178/253178_1583348_114_2.pdf

    CTRL + F (cerca) + nome di città colpite da terremoto per diminuire il "tasso di disoccupazione".

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L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.