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martedì 6 ottobre 2015

The Martian: coltivare le patate su Marte

Ho appena visto il film The Martian (Sopravvissuto) e mi è rimasta impressa una scena particolare: l'astronauta Mark Watney accarezza una piantina di patata cresciuta sul suolo marziano. Scena toccante perché lo sfortunato protagonista soffre di una tremenda solitudine e quel germoglio è l'unico altro essere vivente che può fargli compagnia, anche se è una mia interpretazione. Nell'atto pratico quella piantina e tutte le sorelle gli garantiranno un po' di provviste durante la sua lunga permanenza su Marte.
Alla fine del film ripeterà il gesto, per ribadire l'importanza di quella scena. Eccola:


Guarda caso, tra tutto l'equipaggio (ogni membro specializzato in un ramo specifico: chi fa il pilota, chi il chimico), è proprio il botanico a venire abbandonato sul pianeta rosso. L'unico che ha una remota possibilità di sopravvivere alla fame coltivando un orticello. Che strana coincidenza cinematografica (sarebbe meglio dire letteraria, visto che il film si basa sull'omonimo romanzo)! Non che servano le conoscenze di un botanico per coltivare le patate, ma tant'è, è il punto di svolta di tutta la vicenda (mi fa piacere che in film del calibro di The Martian e in Interstellar si dia importanza all'agricoltura). Le stesse patate diventano protagoniste, con la frequenza con cui vengono proposte.

Ma possono davvero crescere della patate su Marte? Certo che sì, (già sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno coltivato la lattuga) basta soddisfare le seguenti condizioni basilari:

1) avere i tuberi da interrare. Grande colpo di fortuna per Mark, mentre rovista nell'HAB (la base marziana) in cerca di provviste: trova delle preziose patate conservate sottovuoto. Magari sterilizzate in qualche maniera, ma potenzialmente ancora capaci di far germogliare nuove piante. Con lungimiranza non se le mangia, ma le riserva per la coltivazione (ho scoperto che allo scopo basta la buccia con i caratteristici occhi e non l'intero tubero, quindi magari quelle patate poteva anche mangiarsele, ma forse sarebbero state meno vigorose... vabbè, dettagli).


2) avere la terra giusta. Il suolo marziano, che pare sabbioso, potrebbe andar bene. Sali  minerali ne contiene di sicuro, però è privo di batteri, è privo dell'humus che lo attiva, che lo rende fertile. Insomma, è privo di vita. Rimedio? Miscelare il suolo marziano alle feci congelate di tutto l'equipaggio, presumo adeguatamente riscaldate e riattivate con nuovi scarti fisiologici del protagonista. Perché appunto congelate e tutta la flora batterica è morta, ma il protagonista un po' di batteri li conserva e li coltiva dentro di sè, per sua fortuna.
Niente di così schifoso, se si pensa che fino a non molto tempo fa il concime umano veniva usato senza porsi alcun problema.


3) disporre di temperatura, luminosità, atmosfera e tasso di umidità adatti. L'HAB domotico pare aiutare non poco Mark, che riesce a mettere in piedi una vera e propria serra.
I pannelli solari gli procurano l'energia per riscaldare e illuminare. La luce in ogni caso deve essere ben regolata. Che io sappia, le patate crescono anche all'ombra, anche se non danno il meglio di sè. Di sicuro Mark, che è un botanico, sa quanta luce artificiale serva e quante ore vada tenuta accesa su Marte.
L'ossigenatore dell'HAB mantiene l'aria respirabile e temo faccia uno sforzo inconsueto con tutte quelle patate. O magari viene aiutato, visto che i vegetali assorbono anidride carbonica alla luce del giorno.
Il tasso di umidità... beh, Mark è tipo MacGyver e riesce a procurarsi tutta l'acqua che vuole e a trattenerla tramite l'apposita serra.

4) assenza di parassiti e di altre avversità. Strano, direte voi, che con tutta quell'umidità non salti fuori nemmeno un fungo. Le patate che ho coltivato all'ombra e senza trattamenti non hanno mai avuto alcun problema di funghi e poi... funghi su Marte ce ne sono per caso? No! Sulla pelle di Mark probabilmente qualcuno sì, ma presumo che non costituiscano una minaccia per le piante in questione.
Idem per i parassiti, non c'è traccia di Dorifore su Marte...

5) dimenticavo la gravità! Non so che effetti possa avere una forza di gravita più che dimezzata in un orto. In ogni caso fate caso a quanto sono cresciute alte quelle piante di patata... Un dettaglio notevole per un film che cura anche questi dettagli.

pianta di patata estratta intera con i tuberi: mia foto di repertorio
E infine il raccolto. Il protagonista, ancora una volta molto lungimirante, conserva integre le piante di patata quando le estrae dal terreno, raccoglie solo i tuberi più grossi, lascia quelli più piccoli perché crescano ancora e ripone il tutto sotto terra con estrema cura. Vista l'umidità costante e le condizioni climatiche regolate a dovere, magari la pianta non patisce particolarmente questo trattamento. O forse sì, forse sarebbe stato meglio scavare con delicatezza, più che sollevare tutto quanto.

Perché proprio le patate? Originarie delle Americhe e quindi simboliche per Hollywood? Probabilmente perché crescono anche nei terreni che hanno quasi esaurito la propria fertilità e bastano 8 gradi per farle germogliare. Senza considerare che la spedizione su Marte non aveva con sé semi o altri germogli di sorta. Non ci sono molte altre piante che si impiantano come la patata, con appunto una patata o un pezzo di essa. Ecco, anche con la cipolla si può fare, anche con l'aglio...

Bel fillm in ogni caso, uno di quelli che ti fanno riflettere dopo.

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L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.